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Il vetro di Murano - parte seconda

Info > Il vetro di Murano

Continua da pag. 56


Già Napoleone aveva percepito la minaccia della Cina, tanto da essere il primo a consigliare di lasciar dormire il gigante che dorme1 poiché, svegliandosi, avrebbe turbato i sogni d’Europa e del mondo. Anche oggi la Cina per la Francia è un grande nemico: su esempio di Napoleone la Nazione sta portando avanti una politica di integrazione nella convinzione che se non lo si può combattere è necessario accordarsi con lui. Come? Il governo francese affronta questa minaccia realizzando diverse mostre in onore di quello che viene definito come il gigante risvegliato: - nel 2003 il Centre Pompidou allestisce una grande mostra intitolata “Alors, la Chine?”; - nel 2004 in Rue Bonaparte viene inaugurata la Maison de la Chine, un operatore turistico statale che va ad affiancare la Maison de la France. Quest’ultima vede la sua mission (invogliare i turisti a visitare la Francia) realmente compromessa dalla Maison de la Chine che, invece, riproducendo un’autentica sala da te in stile cinese e un concept store che espone prodotti tipici cinesi come stampe, sete, porcellane, te, punta a diffondere la cultura e le tradizioni cinesi e la ricchezza che la Cina apporta alle diverse tradizioni occidentali. Anche in Italia, a Treviso, dal 2005 (il programma continuerà fino al 2011) si stanno tenendo manifestazioni dedicate al Celeste Impero, con il patrocinio della Fondazione Cassamarca (che, così, sprona e incentiva gli investimenti in Cina) e dalla Casa dei Carraresi (che riesce a rispondere alla domanda culturale e, soprattutto, all’interesse sempre maggiore della popolazione veneta verso questo paese). Le mostre La nascita del Celeste Impero (2005), Il tesoro dei Mongoli (2007), Lo splendore dei Ming (2009) sono riuscite a favorire uno scambio tra i diversi popoli e civilt{, favorendo l’informazione, l’avvicinamento e il fascino verso una tradizione nuova e una cultura lontana e sconosciuta. Purtroppo se da un lato si assiste ad una sorta di unione culturale tra la civiltà cinese e le civiltà occidentali, nel commercio e in campo economico i rapporti sono assai tesi: come si vedrà tra breve, infatti, la Cina è un paese commercialmente ed economicamente giovane, in grado però di allarmare il mondo intero.

Dice bene, dunque, un’ antica massima cinese nell’affermare che:
anche un nano, salendo di gradino in gradino una scala alta abbastanza, può giungere più in alto di un gigante.

1 Gli storici dicono che nel 1803, guardando la mappa del mondo, Napoleone si soffermò sulla Cina, paese lontano e poco conosciuto, dicendo: "Qui giace un gigante addormentato. Lasciatelo dormire, perché quando si sveglierà scuoterà il mondo!". Napoleone basava le sue preoccupazioni sulle relazioni ricevute da missionari gesuiti che si erano insediati in Cina già da due secoli. Alcuni di essi erano informatori dell'imperatore nella Città Proibita. Il loro rapporto era basato su versioni medioevali del mondo moderno.

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"Oltre 11 milioni di articoli sequestrati dalla Guardia di Finanza.
Ai prodotti fabbricati in Cina, apponevano etichette attestanti la produzione italiana
e addirittura il marchio 'Murano Glass'"
Venezia (Adnkronos)

"LA FRODE"
"Maxi sequestro di vetri di Murano venduti a met? prezzo: erano "made in China"
Tre aziende coinvolte nell'operazione della Gdf: sostituivano le etichette di bicchieri, collane e ciondoli"
Fonte Ansa "Vetri di Murano Made in China.

Maxi-sequestro della Guardia di Finanza di Venezia
Oggettini in vetro da pochi centesimi di euro, venduti in negozi del centro storico e a Murano:
il sogno di un ricordo per i milioni di turisti che arrivano a Venezia.
Peccato che dietro quel falso bollino "Murano Glass" ci fosse un bel prodotto "Made in China" originale.
A tirare le fila di una vendita di prodotti falsificati da qualche milione di euro,
che rischiava di dare il colpo finale a un artigianato locale gi? provato dalla crisi, tre aziende:
due con sede a Murano e una a Jesolo" "

Oggetti fatti in Cina e spacciati per vetri di Murano:
maxi sequestro a Venezia Venivano messi in vendita anche con il 50% di sconto"
Il Messaggero

"Venezia. Vetro di Murano "made in China":
sequestrati 11milioni di articoli Nei guai 3 societ?:
due nella "patria" del vetro e una a Jesolo"
Il Gazzettino

"Spacciavano per 'Murano'
vetri fatti in Cina, maxi-sequestro Truffa scoperta dalla guardia della finanza,
tre societa' veneziane nel mirino dei pm. I titolari, italiani,
acquistavano dall'Oriente e poi apponevano false etichette sugli oggetti.
Oltre 11 milioni gli articoli sinora identificati come falsi"
Il Messaggero

"Sequestrati falsi vetri di Murano Undici milioni di pezzi "made in China"
Maxi sequestro di prodotti in vetro "made in China",
ma fatti passare per preziosi oggetti di Murano da tre societ? i cui rappresentanti legali sono stati denunciati.
Undici milioni gli articoli bloccati dalla Gdf di Venezia.
Le aziende sostituivano le etichette del paese asiatico apponendo quelle indicanti "Murano Glass".
I prodotti venivano venduti a prezzi competitivi arrivando a uno sconto fino al 50%,
mettendo cos? in crisi i concorrenti"
Tg Com Cronaca

"Sequestrati falsi di vetri di Murano
L'operazione della Guardia di Finanza.
Undici milioni i prodotti requisiti tra bicchieri, murrine, candele in vetro, maschere, crocifissi, collane, ciondoli e pendenti.
Guardia di Finanza VENEZIA

- Maxi sequestro della Guardia di Finanza di Venezia di falsi prodotti in vetro 'made in China'.
Erano fatti passare per preziosi oggetti di Murano da tre societ? veneziane i cui rappresentanti legali sono stati denunciati"
Tg1

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Ha destato l’interesse delle maggiori testate giornalistiche il maxi sequestro effettuato dal Comando Provinciale di Venezia delle Fiamme Gialle il 25 Giugno 2010 (e ripetuta con successo in Agosto, con il sequestro di altri 50 mila oggetti in vetro con la falsa dicitura "made in Murano") nell'ambito di un'attività investigativa, intitolata Vetro Trasparente, avviata a tutela del Made in Italy. Ad essere scoperte sono state tre aziende, una jesolana (a capo di una nota catena di negozi presenti nel centro storico di Venezia) e due dell'isola di Murano, attive nel settore del vetro lavorato. Le aziende in questione immettevano sul mercato turistico prodotti in vetro fabbricati in Cina, apponendovi etichette attestanti la produzione italiana e addirittura il marchio 'Murano Glass' così da far credere ai turisti di acquistare un vero e proprio articolo muranese che in realtà non aveva niente a che fare con il vetro di Murano, conosciuto nel mondo attraverso i nomi di vetrerie che affondano le loro origini nella storia di Murano o di imprenditori illuminati; tutti oggettini che sul mercato, venduti da pochi euro fino a 25-30 euro, avevano un valore complessivo pari a 13 milioni di euro. Tra le tre aziende denunciate, l’azienda di Jesolo si è caratterizzata per la sua intensa attività di falsificazione: acquistava da due società veneziane articoli in vetro, importati dalla Repubblica Popolare Cinese con il marchio “Made in China”. La merce, una volta giunta nel magazzino dell'azienda, veniva “lavorata” attraverso la sostituzione dell'etichetta originale con quella riportante il marchio dell'azienda e l'indicazione di “Venezia” o, in alternativa, quella del “Made in Italy”. Il prodotto così confezionato veniva poi distribuito, a prezzi fortemente competitivi, in cinque diversi punti vendita facenti capo alla stessa società, dislocati nel centro storico di Venezia. Le vetrine erano allestite in maniera da richiamare l'attenzione dei turisti proponendo grandi cartelli con la scritta “sconti del 50%” e graziose scatole di cartone con il logo "Murano". Presso la sede della società, in alcuni sacchi della spazzatura, i finanzieri hanno scoperto le etichette “made in China” rimosse. Circa 4 milioni gli articoli sequestrati tra bicchieri, murrine, candele in vetro, maschere, crocifissi, collane, ciondoli porta borse, monili e pendenti, e accessori vari. Il rappresentante della società è stato denunciato per frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Le due aziende di Murano, invece, rivendevano nei propri punti vendita, gli oggetti in vetro di provenienza cinese, in parte senza le etichette del luogo di produzione, altri (come ad esempio i monili) con il marchio "made in Murano" impresso a caldo sul vetro. I turisti, ingannati dalla presenza di insegne interne ed esterne che pubblicizzavano la produzione locale degli articoli in vetro esposti, acquistavano gli oggetti credendo di portare a casa un prodotto originale di Murano. Una delle due imprese, dotata di una fornace, insieme al prodotto cinese cedeva anche una piccola quantità di merce di propria produzione, rendendo ancora più difficile l'individuazione della frode. Tutti i prodotti esposti presso i nove negozi riconducibili alle due società muranesi sono stati sequestrati come anche quelli trovati nel laboratorio, per un totale di oltre 7,1 milioni di articoli. I due responsabili legali sono stati denunciati e dovranno rispondere di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, e dell'impiego di 3 lavoratori in nero. Nei confronti di altre due società, importatrici di analoghi prodotti cinesi, sono in corso ulteriori indagini che hanno già portato alla luce una doppia contabilità attraverso cui occultare le reali cessioni effettuate.

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I finanzieri sono convinti di aver messo le mani solo su una parte della produzione cinese che da anni rischia di far morire la piccola produzione artigiana muranese, quella che non può far nulla sul piano della concorrenza dei prezzi con prodotti provenienti dalla Cina che costano pochi centesimi. Grande soddisfazione per il maxi sequestro è stata manifestata sin da subito dal Consorzio "Promovetro Murano" in una nota in cui si sottolinea: "Il Consorzio Promovetro Murano fin dalla sua nascita si batte per far conoscere e tutelare il vetro di Murano, lavorando in sinergia con le aziende dell'isola e con i commercianti che comprano il vetro autentico. Sono stati fatti dei passi concreti in questo senso, in particolar modo con l'istituzione del marchio Vetro Artistico Murano della Regione del Veneto, che garantisce l'artigianalità della produzione del vetro e l'originalità del prodotto. E non dobbiamo dimenticare la recente sentenza del Tribunale di Milano, che ha stabilito come i prodotti realizzati al di fuori dell'isola non possano fregiarsi della denominazione geografica "Murano". Gli imprenditori muranesi e gli operai stanno facendo grossi sacrifici per mantenere in vita la produzione di quest'isola, e per uscire dalla crisi che il comparto sta vivendo è fondamentale combattere contro la contraffazione e la falsificazione, una battaglia che Consorzio Promovetro Murano porta avanti quotidianamente" Inoltre plausi ed apprezzamenti sono stati manifestati anche dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che, in una nota, ha elogiato l’attivit{ della Guardia di Finanza come essenziale per aiutare l’economia veneta: “Voglio esprimere il mio apprezzamento alla Guardia di Finanza di Venezia, che ha sequestrato undici milioni di articoli “Made in China” spacciati per oggetti di Murano. Sono operazioni importanti, che aiutano l’economia buona e quegli imprenditori onesti che lavorano rispettando le regole. In questo modo si può disinnescare un sistema fraudolento che sfrutta la manodopera a basso costo di Paesi come la Cina e pratica un’evidente concorrenza sleale. Abbiamo il dovere di sostenere le aziende in regola e l’intero tessuto economico della regione, fatto di produzioni di eccellenza come gli oggetti di Murano, simbolo di un Made in Italy e di un Made in Veneto di qualità. Chiedo quindi alle Fiamme Gialle che continuino con l’impegno di sempre nelle loro attivit{ a tutela dei cittadini e degli imprenditori onesti”. Sul disastro a livello di immagine, però, il generale Walter Manzon, comandante della GdF di Venezia, ben sintetizza: "é un danno all'Italia, al Made in Italy". “Il Made in Italy e' il miglior biglietto da visita del nostro Paese. La tutela del Made in Italy resta per il Paese un obiettivo fondamentale, che il Governo intende difendere in tutte le sedi istituzionali europee ed internazionali. Il made in Italy resta il fiore all'occhiello di un sistema imprenditoriale fatto per il 95% di piccole e medie imprese che, seppur tra non poche difficoltà, rende forte l'economia italiana nel mondo. Ed è a questi imprenditori che lavorano sodo, per vincere e difendere le proprie aree di business, che va tutto il nostro sostegno. Da loro ci aspettiamo che continuino ad investire, innovare e collaborare per affrontare insieme i mercati più lontani e complessi". E’ quanto ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. “La proposta di eliminare i dazi su alcune specifiche materie prime non è in contrasto con questo obiettivo, né rischia di penalizzare il nostro sistema produttivo, ma è anzi il frutto di un’approfondita riflessione svolta in stretta collaborazione con la stessa industria italiana. Sono stati, infatti, proprio i settori maggiormente

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interessati, in particolare, quelli della pelle, del tessile, del legno, della siderurgia e dei metalli non ferrosi, a richiedere l’eliminazione di questi dazi, nella consapevolezza che il nostro sistema produttivo è basato essenzialmente sull’industria della trasformazione. Con questa misura intendiamo ridurre i costi di produzione delle imprese trasformatrici, che devono necessariamente approvvigionarsi all’estero a causa della scarsit{ di materie prime nazionali. Intendiamo procedere in modo selettivo, eliminando solo quei dazi che rendono meno competitive le nostre produzioni. Manteniamo, inoltre, fermo il nostro sostegno alle misure antidumping, per le quali ci siamo sempre battuti nell’intento di contrastare i comportamenti sleali delle imprese straniere. Il Governo resta, quindi, seriamente impegnato a difendere la nostra industria con tutti i mezzi possibili e necessari; ed anche l’eliminazione dei costi rappresentati da alcuni, specifici dazi sulle materie prime può contribuire a rilanciare la competitività delle nostre imprese nello scenario internazionale”.

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Affrontare la problematica del vetro di Murano minacciato dalla concorrenza cinese, basandosi su un approccio prettamente commerciale, non è semplice. Si tratta di un argomento che rispecchia una realtà in atto, fenomeno che caratterizza la nostra epoca e che, sempre più spesso , è oggetto della cronaca locale e nazionale. Recuperare notizie da sviluppare e riportare in questo lavoro è stato complicato: non vi sono libri, documenti o riviste che riportano tesi e opinioni fondate da rielaborare e riportare all’interno degli argomenti trattati. Le notizie derivano dall’attualit{ e dal vissuto quotidiano dei singoli attori, muranesi e veneziani (ma non solo) che oggigiorno vivono in prima persona questa situazione e devono fare i conti con un mercato sempre più spietato per sopravvivere con le loro attività, legate alla tradizione secolare a cui non vogliono rinunciare. Approfondire un argomento collocato nel passato, già concretizzato ed analizzato (con varietà di opinioni e tesi diverse) è senza dubbio un lavoraccio, ma si è certi che, comunque, tra le migliaia di pagine che si dovranno leggere, tra i numerosi volumi, molto spesso vecchi e coperti di uno strato di polvere che si dovranno ricercare e consultare e altri lavori di documentazione…si riuscir{ a raggiungere lo scopo: impossessarsi di tutto il materiale possibile da sviluppare così da raggiungere l’obiettivo prefissato. In questo caso l’approccio è completamente diverso. Lo si sa benissimo, il mercato ha senza alcun dubbio delle regole che ne determinano lo sviluppo, ma il problema della concorrenza cinese è un argomento ancora giovane e variabile. Mancano ancora provvedimenti concreti e leggi certe ( a livello nazionale e europeo) che si facciano garanti della tutela dei prodotti originali. Sembra quasi che per proteggersi dall’invasione Cina ciascun individuo coinvolto, dal singolo artigiano, al vetraio, al commerciante… debba rimboccarsi le maniche e agire da solo (o se fortunato, in piccoli gruppi) contro il nemico. Un’arma che viene utilizza in questa lotta è la stampa. Una stampa per informare, per raccontare e per sensibilizzare l’opinione pubblica, per rendere noti numeri e cifre e tutte le azioni concrete che, con fatica, si mettono in atto giorno dopo giorno. È dunque dalla continua ed approfondita ricerca di articoli di giornali, da internet, dalle interviste rilasciate nel corso di dibattiti su Youtube, da semplici chiaccherate con commercianti ma anche con clienti e possibili scettici compratori, che è stato possibile fare un quadro della situazione. Devo confessare che mi è sempre piaciuto conoscere la posizione delle persone attraverso le loro stesse affermazioni e le loro parole. Per me è più interessante leggere l’epistolario di Van Gogh con il fratello Teo e gli altri amici pittori, piuttosto che la sua biografia così come mi entusiasmano le dirette considerazioni di un vetraio che mi permettono di immedesimarmi ancora di più nell’argomento ed essere coinvolta in prima persona. Tra i numerosi articoli presenti in Google ne ho trovato uno dal titolo Allarme Made in Italy: i Cinesi ci “soffiano” il vetro di Murano che testimonia l’uso della stampa per affrontare il problema Cina; un problema definito nell’articolo come “più che una marea, uno tsunami, un’onda anomala e assassina fatta di brutte, anzi bruttissime copie di lampadari, vasi, specchiere, cavallucci e animaletti vari. Paccottiglia prodotta in centinaia di laboratori dove, sull’altare del dio Pil, il sistema capital-comunistico di Pechino immola la salute di migliaia di lavoratori, molti dei quali bambini”. Questa marea rischia di travolgere e sommergere l’isola del vetro e del fuoco, custode di una tradizione artistica plurisecolare ed invidiabile dal mondo intero. Lo stesso Lino Toffolo, originario di Murano, lancia un monito preciso che sottolinea la drammatica politica commerciale cinese e i suoi effetti negativi: “Occhio al turista cinese: fotografa Venezia per rifarla e rivendercela a metà prezzo”.

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Ma se si tratta veramente di una tradizione invidiabile, perché non si è ancora fatto nulla di concreto, tangibile a livello istituzionale per salvaguardarla? Perché si lascia la totale libert{ d’azione ai singoli, piuttosto che agire compatti, in gruppo, nel rispetto del detto che l’unione fa la forza? Luigi Monti incarna in prima persona la rabbia nel constatare, giorno dopo giorno, l’inarrestabile declino di Murano. Da manager quale egli è ribadisce un concetto importantissimo, convinto che la instabile situazione in cui si ritrova l’isola possa essere capovolta letteralmente: “basterebbe crederci, e magari basterebbe che ci credesse un po’ anche la politica, poiché qui ci sono professionalità straordinarie ed inespresse”. Luigi Monti non è un vetrai, non è muranese e non ha nemmeno una esperienza decennale nel settore. Monti è un manager dalla brillante carriera che lo ha portato a gestire illustri compagnie come la Perfetti, la Danone, la Fiat o la Ferrero. Da un anno il manager si è rivolto all’imprenditoria muranese e, come ha affermato egli stesso, “rischia di suo”. Cercando di modificare un quadro complesso, caratterizzato dalla quasi totale disattenzione delle Istituzioni e della politica locale nei confronti della crisi, e di fronte alle “carenze di cultura e metodi manageriali di una classe imprenditoriale diventata vecchia e senza ricambio generazionale” (come ha affermato Monti), egli ha rilevato l’azienda muranese Formia International, leader nella produzione artigianale di complementi d’arredo e illuminazione con i marchi Formia Luxury Glass Murano e Vivarini. Forte è la necessità di agire contrastando un “modo di procedere superato che ha lasciato sull'arte vetraria di Murano quasi una coltre di polvere. Proprio nel momento in cui si faceva viva, arrogante e minacciosa, la concorrenza dei cinesi”2. Mentre prestigiose vetrerie come Moretti, Barovier & Toso, la Murrina o Venini sono state sopraffatte dalla marea Cina, la Formia grazie all’esperienza manageriale di Monti e alle sue competenze acquisite nel corso di una lunga cooperazione con Michele Ferrero3, ha visto compiersi il miracolo: da una situazione precaria, sull’orlo del fallimento, con solo il 35% di produttività e il 20% degli operai in cassaintegrazione, è riuscita a rientrare in piena attività, moltiplicando i fatturati tanto che il bilancio ha smesso di segnare rosso. Qual è il segreto? Rispetto della tradizione, dell’alta qualit{ e dei diritti umani: lavorare assiduamente4, dedicarsi alla propria attività con anima e cuore, lasciare spazio alle iniziative e alle idee, non esitare di fronte alle difficoltà ma soprattutto fare squadra e lavorare in gruppo.

2 Luigi Monti, Amministratore Delegato alla Formia International.
3 Michele Ferrero è riuscito a trasformare una piccola pasticceria di provincia in una multinazionale da oltre 7 miliardi di Euro annui di fatturato.
4 La cooperazione con Sergio Marchionne, durante la sua attività alla Fiat, ha insegnato a Monti a lavorare ogni giorno dalle 6 alle 24, lasciando sempre il telefono aperto per i collaboratori.

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L’esperienza personale nel campo del commercio del vetro mi porta a constatare, con grande rammarico e profonda delusione, un sempre maggiore discredito verso i titolari di attività che vendono prodotti in vetro. Lo scetticismo dell’acquirente nasce dall’amara constatazione che, al giorno d’oggi, la Cina invade il mercato con copie perfettamente uguali agli originali rendendone quasi impossibile il riconoscimento Ecco la ricerca di un marchio, di una etichetta o di una garanzia che certifichi il prodotto come autentico risultato di una creatività umana, di un lungo lavoro di realizzazione e di un utilizzo di materie prime elaborate, ricercate; elementi che giustificano il prezzo e la qualità. Lo scetticismo aumenta poiché alla paura da parte di un consumatore di acquistare un prodotto cinese, si aggiunge anche la diffidenza del cliente verso il commerciante, accusato di spacciare per originale quello che in realtà non lo è, pur di vendere e far lievitare i suoi incassi a fine giornata. E questa purtroppo, è una realtà sempre più diffusa che va a ledere anche coloro i quali scelgono la qualit{ e l’ “originale” . Come è avvenuto per le borse, le scarpe, i vestiti e gli alimenti, anche nel settore vetrario la Cina è riuscita a creare copie e imitazioni. Fornaci, canne, molature, pinze, colori, porporine, paste…sono tutti materiali che, insieme alle tecniche di lavorazione, il mercato cinese ha copiato dalla produzione artistica vetraria muranese e ha sfruttato per produrre oggetti a basso costo e di scarsa qualità. Non si può asserire che la Cina ha appreso le tecniche di lavorazione muranesi; piuttosto è preferibile affermare che la Cina ha imitato le tecniche basilari e nulla più. Se si guarda l’etimologia dei termini imitare e apprendere si notano enormi differenze: il termine apprendere deriva dal latino discere che letteralmente significa studiare o rifarsi agli insegnamenti di un maestro; imitare è sinonimo di copiare ovvero riprodurre nel modo che più si approssima all’originale. Rispetto all’imitazione, l’apprendimento porta il discepolo (dal latino discipulum, colui che è capace di discere) a conoscere sin nel dettaglio una cosa ed averne fatto esperienza, riuscendo a percepirla sin nei minimi particolari ed elaborarla in modo personale. “Apprendere e non meditare è vano. Riflettere senza studio è pericoloso. E’ quasi come allontanarsi dal mondo, restare sconosciuti e non avere rimpianti: a questo può arrivare solo l'uomo superiore”5. Apprendere vuol dire arrivare a conoscere il tempo e lo spazio che ci circonda e comunicare con noi stessi e il mondo circostante. È un processo psicologico e fisico del nostro corpo che cattura le esperienze più importanti comunicandole al cervello che le traduce in emozioni e nozioni. Tutt’altra cosa è invece l’imitazione, l’imitare, l’essere imitato. Ma sorprendentemente, in uno dei tanti vocabolari consultati, oltre ad indicare come imitazione la riproduzione di qualcosa allo scopo di spacciarla per l’originale o ancora la sostanza, il prodotto o l’opera che presentino caratteristiche simili a quelle di altri più pregiati ed autentici, appare una definizione che si addice perfettamente all’argomento che sto trattando: imitazione servile: tipo di concorrenza sleale che commette chi, nella produzione di un bene, imita pedissequamente le caratteristiche di un prodotto altrui. Quindi imitazione come “contraffazione, falsificazione capaci di uccidere la nostra storia vanificando l’impegno e il lavoro delle nostre imprese”6.

5 Confucio.
6 Presidente Brugnaro, Confindustria Venezia.

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Negli ultimi anni l’introduzione di prodotti contraffatti in tutta l’ Unione Europea ed in Italia ha visto un forte sviluppo tanto che “la mole enorme di prodotti falsi che inonda ogni giorno il nostro mercato ostacola l'attività imprenditoriale”7. Seppur inizialmente il fenomeno interessasse prevalentemente i generi di lusso, ultimamente è giunto ad interessare quasi tutti i settori della produzione e del consumo. La contraffazione danneggia il consumatore, falsa la libera concorrenza e rappresenta una minaccia per l’occupazione, la sicurezza del lavoro e dell’ambiente. L’imitazione fraudolenta di un prodotto, oltre che essere “un danno enorme, e meschino, per l’imprenditoria”8 provoca fenomeni di concorrenza sleale e, cosa più grave, arreca un gravissimo danno allo sviluppo della ricerca ed alla capacità di invenzione e di innovazione: “per realizzare un’idea imprenditoriale servono anni di esperienza, di duro lavoro e confronto, purtroppo per rubarla bastano pochi attimi”9. Inoltre la contraffazione appare come un vero e proprio inganno ai danni dei consumatori i quali non hanno la possibilità di avvalersi dei benefici e della qualità che sono associati al prodotto originale. Si tratta di un fenomeno che oggi colpisce indistintamente tutti gli attori coinvolti nel sistema produttivo: imprese, governo, istituzioni e cittadini. Vale la pena, a tal proposito, ricordare una manifestazione, una vera “azione dimostrativa di protesta”10, con la quale si è voluta celebrare la giornata anti-contraffazione. Organizzata da Confindustria (che “continuerà a profondere tutte le sue energie per vincere la battaglia ai prodotti contraffatti e per difendere le sue produzioni”11) e promossa da Anfao (l’Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici) e dal Consorzio Promovetro Murano, con il supporto del Ministero per lo Sviluppo economico e della Regione, l’iniziativa ha voluto porsi a difesa dell’eccellenza qualitativa della produzione veneta. È necessario difendere il mercato dalla vendita illegale di merce contraffatta, educando il consumatore a non comprarla e la Guardia di Finanza a intensificare i controlli. Tutti coloro, infatti, che acquistano merce contraffatta contribuiscono direttamente alla chiusura di fabbriche italiane e al licenziamento di dipendenti del territorio. In Italia la contraffazione vale 7 miliardi di euro e 130.000 posti di lavoro non creati12. Un rullo schiacciasassi ha ridotto in polvere cinquemila occhiali di ogni firma, di ogni colore, forma e misura ma tarocchi, insieme a vasi e bicchieri di vetro di Murano "falsi". Interessante è sottolineare che tutti questi oggetti avevano un marchio contraffatto: per quanto riguarda gli occhiali sono stati demoliti Rayban, Gucci, Chanel, Dior… insieme a vasi, conchiglie giganti e bicchieri spacciati per essere in vetro di Murano autentico. Tutta la merce proveniva da ogni angolo di mondo ma soprattutto dal lontano Oriente e sequestrata ad ambulanti e negozi fra Venezia e Jesolo dalla Guardia di Finanza. Di fronte alla chiesa di San Geremia e a Palazzo Labia, in cumulo su una chiatta, uno schiacciasassi ha ridotto tutte le merci contraffatte ad una montagna di frammenti da buttare.

7 Presidente Brugnaro, Confindustria Venezia.
8 Vittorio Tabacchi, Presidente Anfao.
9 Vittorio Tabacchi, Presidente Anfao.
10 Vittorio Tabacchi, Presidente Anfao.
11 Presidente Brugnaro, Confindustria Venezia.
12 Il giro d’affari generato da questo fenomeno sta seriamente minacciando l’economia nazionale e mondiale . Lo scorso anno, in Italia, sono stati sequestrati oltre 112 milioni di prodotti falsi. Nei primi nove mesi si è registrata un'impennata nel settore della moda con la confisca di oltre 19,5 milioni di pezzi. In Veneto nei primi mesi del 2010 sono stati confiscati ben 1800 prodotti.

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L’evento, svoltosi il 7 Luglio 2010, nell’ambito della prima edizione della “Giornata Nazionale Anticontraffazione”13, ha coinvolto anche altre città: Milano, Torino, Firenze, Arezzo e Roma. A dimostrazione che l’Italia e il suo sistema produttivo hanno deciso di lavorare in sinergia per fare fronte comune contro il fenomeno della contraffazione ed essere un punto di partenza fondamentale per ulteriori concrete iniziative che contrastino il mercato del falso. Il Presidente di Confindustria, Eva Marcegaglia, ha sottolineato che la lotta contro l'illegalità, contro la criminalità organizzata e quindi anche contro la contraffazione è una delle missioni di Confindustria, a livello nazionale, auspicando il sostegno di rappresentanti delle imprese nell'Osservatorio comunitario contro la contraffazione ed annunciando l’inserimento di Codici Etici per le imprese al fine di allontanare dalla Confederazione chi produce merce contraffatta. Dello stesso parere è il Presidente dell’Anfao che, di fronte al dilagare di una piaga che sembra inarrestabile, sostiene: “L’azione di sensibilizzazione più rilevante comincia dalla vita di tutti i giorni. Noi tutti possiamo, e dobbiamo, veicolare il messaggio ai nostri collaboratori, ai nostri familiari, a tutti coloro con cui veniamo in contatto: comprare il falso fa male, alle nostre tasche e anche alla nostra salute”14. In diritto penale la contraffazione è un delitto previsto dall’articolo 473 dello stesso Codice e intitolato “Contraffazione, alterazione o uso di marchi, segni distintivi. Usurpazione di modelli e disegni” che testualmente cita: “Chiunque contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell’ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi, o segni contraffatti o alterati, anche mediante la riproduzione su opere dell’ingegno o prodotti, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.000 ad euro 6.000. Alla stessa pena soggiace chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, riproduce opere dell’ingegno o prodotti industriali usurpando le privative industriali protette da tali brevetti, disegni o modelli, o ne fa altrimenti uso.” Rispetto alla Pirateria15 la contraffazione è la riproduzione di un bene in maniera talmente fedele da ingannare, salvo attenta perizia, anche un esperto o un commerciante; si tratta di due fenomeni oggi in grande espansione che esercitano gravi ripercussioni in ambito economico e sociale, sul corretto funzionamento del mercato interno e anche dal punto di vista della tutela dei consumatori. Le organizzazioni criminali che gestiscono la contraffazione non si preoccupano certo di tali rischi, bensì degli alti profitti che possono derivare dalla violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Si tratta di un’attivit{ illecita particolarmente redditizia, alla pari di altre attività come il traffico di droga o di armi, tanto che le organizzazioni criminali che oggi controllano l’effettiva produzione e il commercio di prodotti contraffatti, agiscono a piede libero data la mancanza di deterrenti legislativi. L’industria della contraffazione è quindi assai remunerativa dati i bassi rischi ad essa connessi e data la scarsa regolamentazione vigente.

13 L’evento, su suggerimento dell’Anfao, è stato promosso a livello nazionale da Confindustria, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio ed il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri.
14 Vittorio Tabacchi, Presidente Anfao.
15 Riproduzione sufficientemente grossolana di un bene in maniera tale da non trarre in inganno l’utente, perfettamente consapevole di trattare, commercializzare o acquistare un bene in violazione della privativa industriale o sul diritto d'autore.

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I profitti che ne derivano sono talmente ingenti da raggiungere livelli pari, se non a volte maggiori, a quelli derivanti dal traffico di stupefacenti16. Il settore della contraffazione è stato potenziato dal sempre maggiore coinvolgimento di gruppi criminali che coordinano complesse catene di produzione illegale, affiancate a quelle legali già esistenti, fino a creare forme di commercio illegale all’interno di un mercato globalizzato in continua espansione. Tali strutture, rese possibili grazie alle ingenti disponibilità finanziarie investite, spesso hanno le medesime caratteristiche delle catene di produzione delle imprese legali, poiché possiedono tecnologie molto sofisticate per la precisa riproduzione di un ampio spettro di beni e utilizzano le medesime rotte dei traffici leciti. Il crimine organizzato è riuscito a trasformare l’attivit{ di contraffazione in una vera e propria produzione di massa, capace sia di soddisfare la domanda proveniente da consumatori consapevoli, sia di ingannare consumatori inconsapevoli. Pretendendo il rispetto delle regole, il segretario dell’IdV Roberto Sold{ rivendica “il diritto di ognuno di lavorare, purché ciò abbia luogo sempre nel pieno rispetto della legge; inoltre non esita a condannare con sdegno chi ricorre a questi metodi subdoli per ingannare lo Stato e gli acquirenti, in particolar modo quando si tratta di prodotti pericolosi per la salute dei bambini, come per esempio i giocattoli non a norma. Sono necessari maggiori controlli e obblighi di rispettare le regole per tutti, senza alcuna distinzione di nazionalità ed etnia, affinché siano sempre tutelati i lavoratori corretti e i cittadini/clienti”. Il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, sostiene che il problema deve essere trattato in Europa come una vera emergenza. Dello stesso avviso il vice ministro allo Sviluppo, Adolfo Urso, che ha lanciato la proposta di un Commissario Europeo Anticontraffazione. Si può quindi constatare che la contraffazione ha assunto una dimensione trans-nazionale specializzata e capace di sfruttare tutte le opportunità che il mercato, su scala internazionale, offre quotidianamente. In particolare il coinvolgimento delle organizzazioni criminali transnazionali è favorito dall’internazionalizzazione dei mercati e dalle economie: la globalizzazione porta all’apertura dei mercati globali per i beni illeciti, mentre la presenza di un mercato finanziario su scala mondiale è causa di un forte indebolimento dei confini nazionali. La globalizzazione offre ai produttori l’opportunit{ di abbattere i costi attraverso il cosiddetto outsourcing17. A sua volta l’outsourcing consente ai contraffattori di produrre “falsi” utilizzando esattamente le stesse materie prime dei prodotti originali e ricorrendo alla stessa manodopera specializzata. Come gi{ noto, l’Union de Fabricants conferma che la maggior parte dei prodotti contraffatti commercializzati in Europa proviene da Cina, Thailandia, Marocco o Turchia. L’Unione Europea costituisce a sua volta, però, un centro di produzione molto attivo per una serie di prodotti replicati. Paesi europei come l’Italia e il Portogallo vengono spesso associati alla contraffazione di capi d’abbigliamento, mentre, per quanto riguarda la produzione di falsi ricambi per automobili, i paesi europei maggiormente coinvolti sembrano essere la Spagna e l’Italia. Tutti i prodotti contraffatti realizzati non sono destinati al solo mercato interno poiché, prima di tutto, essi sono oggetto di esportazione.

16 Attività con un livello di rischio notevolmente inferiore e con pene più basse e meno risorse destinate al contrasto di tali attività.
17 Outsourcing, parola inglese traducibile letteralmente come "approvvigionamento esterno", anche detto esternalizzazione, è termine usato in economia per riferirsi genericamente alle pratiche adottate dalle imprese di esternalizzare alcune fasi del processo produttivo, cioè ricorrere ad altre imprese per il loro svolgimento.

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Si creano così veri e propri networks caratterizzati da una elevata flessibilità che rende difficile la loro individuazione alle Forze dell’Ordine: a seconda della variazione dei fattori legati alla regolamentazione del mercato o alle capacit{ produttive di determinati paesi, si adatta per quanto riguarda il luogo e l’organizzazione. Questi networks sono agevolati nello svolgimento dei loro traffici anche grazie alle spedizioni intermodali: approfittando dell’elevato volume degli scambi commerciali tra paesi e del numero di container che arrivano ogni giorno nei porti e hubs18 commerciali, i contraffattori sono in grado di mascherare più facilmente le rotte percorse dalle navi cariche di merci che vengono fatte transitare attraverso diverse destinazioni al fine di confondere le autorità sulla reale provenienza dei beni trasportati. Un altro punto a favore dei networks è l’impossibilit{ fisica da parte delle autorit{ doganali di controllare tutte le merci in entrata e in uscita; questa incapacità permette ai contraffattori di trasferire con estrema facilità una grande quantità di beni falsificati. Un altro aspetto rilevante è l’enorme portata commerciale rappresentata da Internet. Questo strumento incrementa la flessibilit{ organizzativa del gruppo criminale e consente l’anonimato del venditore e dell’acquirente. Le tattiche impiegate dalle organizzazioni criminali per mantenere il controllo su questo mercato illecito sono spesso violente, con frequente ricorso all’intimidazione e alla corruzione così come avviene nell’ obbligare i negozianti a mettere in vendita prodotti contraffatti. Il Regolamento C.E. n. 1383 del Consiglio del 22 luglio 2003 definisce merci contraffatte le merci, “compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto senza autorizzazione un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione ai sensi della normativa comunitaria, quali previsti dal regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del 20 dicembre 1993, sul marchio comunitario (4) o ai sensi della legislazione dello Stato membro in cui è presentata la domanda per l'intervento delle autorit{ doganali”. Il crescente fenomeno della contraffazione è associato a cause plurime come lo sviluppo e l’internazionalizzazione del commercio e dell’economia, la distribuzione su larga scala delle nuove tecnologie e ancora l’apertura di nuovi mercati e i crescenti profitti generati dai diritti di proprietà intellettuale in molteplici settori. In ambito europeo il regolamento CE 1994/3295 prevede la protezione della proprietà intellettuale per quanto concerne l’esportazione e la riesportazione dalla Comunit{ Europea. Le merci che violano taluni diritti di proprietà intellettuale, quelle contraffatte o usurpative sono soggette a rigidi provvedimenti comunitari intesi a vietarne l’immissione in libera pratica. Per rafforzare questi provvedimenti e combattere più strenuamente le nuove possibilità di contraffazione sempre più diffuse, è entrato in vigore dal 1 luglio 2004 il regolamento CE 2003/138319 in base al quale le autorità doganali di ciascun Stato Membro, che possono anche agire a nome del titolare dei diritti di proprietà industriale o intellettuale, sono autorizzate a bloccare beni o prodotti su cui esista il “sospetto” della contraffazione, impedendone, in questo modo, l’importazione, l’esportazione e la circolazione nel territorio europeo.

18 Con il termine hub and spoke si intende un modello di sviluppo della rete delle compagnie aeree costituito da uno scalo dove si concentrano la maggior parte dei voli. Solitamente questo scalo è anche la base (o una delle basi) di armamento della linea aerea. Alcuni esempi europei sono London-Heathrow per la British Airways, Paris-Charles de Gaulle per l'Air France, Frankfurt am Main per la Lufthansa, Madrid-Barajas per l'Iberia L.A.E. e Amsterdam-Schiphol per la KLM, Roma-Fiumicino per Alitalia e Milano-Malpensa per Lufthansa Italia.
19 Nella realtà sostituisce il precedente decreto.

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Va considerato inoltre che il maggior rilievo assunto da marchi, brevetti e disegni industriali nel commercio moderno ha determinato una crescita del ruolo economico dei diritti d’autore. Infine l’entrata di nuovi mercati, dopo il collasso di regimi economici altamente regolati come i paesi dell’ex Unione Sovietica o ancora la parziale apertura di economie, come quella cinese, hanno fatto emergere nuove sostanziali possibilità di profitto. Le dimensioni del fenomeno della contraffazione sono, come già detto, in evoluzione. Risulta estremamente complesso fornire un quadro preciso e completo del problema poiché la presenza di mercati illeciti rende complicata la raccolta e la comparazione di dati e informazioni precise. Ciononostante si è in possesso di alcuni dati che permettono di definire più concretamente la dimensione del problema. Secondo la Commissione Europea la contraffazione ammonta al 5-7% del totale del mercato legale provocando una netta riduzione del prodotto interno lordo20, pari a 8,042 milioni di Euro. Dati alla mano evidenziano, infatti, che a causa della contraffazione, nell’Unione Europea ogni anno vengono persi più di 100,000 posti di lavoro. Nel Rapporto sulla contraffazione viene rilevato che i prodotti maggiormente colpiti dal fenomeno in questione, per quanto concerne il commercio, includono i software informatici ( 35%), audiovisivi (25%), giocattoli (12%), profumi (10%), farmaci (6%) e orologi (5%). Sempre nel Rapporto della Commissione Europea viene riportato che almeno una su cinque industrie francesi con più di 50 impiegati viòla i diritti di proprietà intellettuale. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), prendendo in considerazione i vari attori del circuito economico dei paesi UE interessati al fenomeno della contraffazione, le perdite sostenute dai Paesi dell’Unione Europea in termini di mancate entrate erariali a causa della contraffazione si aggirano intorno ai 3,731 milioni di Euro nel settore dei giocattoli e dell’abbigliamento sportivo, 1,554 milioni di Euro nel settore farmaceutico, 3,017 milioni di Euro nel settore della profumeria e della cosmesi, fino a oltre 7,581 milioni di Euro nel settore dell’abbigliamento e delle calzature. La Copyright Industry degli Stati Uniti, invece, stima che violazioni dei diritti d’autore causano ogni anno una perdita che va tra 12 e i 15 miliardi di dollari. L’Italia è uno tra i paesi più colpiti dalla contraffazione: oltre 22 milioni di articoli contraffatti confiscati nel 2004 dalle autorità doganali e più di 18 milioni confiscati nel 2006. Il Bel Paese, infatti, sembra giocare un ruolo determinante nello smercio europeo di prodotti che, per la maggior parte, arrivano dalla Cina : è uno dei più importanti punti di entrata, un ponte naturale, per i prodotti contraffatti transitanti da paesi come Grecia e Turchia e destinati a mete europee come Spagna e Inghilterra . Si parla di percentuali elevatissime: i dati della Commissione Europea DG – TAXUD rilevano un incremento dei sequestri di prodotti contraffatti pari all’88% nel periodo che intercorre tra 2000 e 2006: si tratta di quasi 68 milioni di prodotti confiscati nel 2000 fino a 128 milioni nel 2006. L’Organizzazione Mondiale delle Dogane, attesta che l’Agenzia delle Dogane italiane, nel corso del 2006, ha intercettato il più elevato numero di ricambi contraffatti per quanto riguarda le automobili (121,229 pezzi), vantando, inoltre, il sequestro del più alto numero di giocattoli contraffatti (oltre 10,051,781 articoli intercettati).

20 Dati rilevati dal Center for Economics and Business Research.

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L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) sostiene che l’equivalente di più di 200 miliardi di dollari del commercio internazionale sarebbe costituito da prodotti contraffatti o pirata, senza considerare il consumo di tali beni presenti all’interno di ciascun paese e il significativo volume di prodotti commercializzati attraverso internet. Questi dati, se percepiti, incrementerebbero la stima di diverse centinaia di migliaia di dollari. Per cercare di tutelare consumatori e produttori dalla contraffazione e favorire la repressione delle indicazioni di provenienza false o fallaci, oggi si ricorre sempre più spesso alla marchiatura ed etichettatura dei prodotti. Questa strada però viene facilmente confusa o considerata unitariamente all'atto della commercializzazione dei prodotti seppur, in realtà, essa attinga a due diverse e distinte fattispecie normative. Nel primo caso, infatti, si deve prendere a riferimento il segno che contraddistingue l'impresa, volto ad identificare chiaramente il prodotto sul quale esso è apposto. Nel secondo caso si considerano alcune informazioni sulle caratteristiche del prodotto stesso. Successivamente si procede con la trattazione delle etichette con particolare riferimento all'etichettatura di origine, considerando la normativa di riferimento e quella di tutela a livello nazionale, comunitario ed internazionale. Purtroppo, però, la non perfetta coincidenza tra la legislazione in vigore e la prassi correntemente utilizzata, fa registrare una più che evidente incertezza comportamentale da parte dei produttori e dei commercianti.


A suggellare la lotta alla contraffazione in Italia, tramite legge 80/2005, conosciuta come Decreto Competitività, viene istituita ufficialmente una nuova autorità, l’Alto Commissario per la lotta alla Contraffazione, capace di garantire unità di azione tanto nella Pubblica Amministrazione quanto nel mondo privato, con cui si cerca di instaurare una nuova sinergia, così da valorizzare tutte quelle competenze già esistenti nella lotta alla contraffazione ed affrontare insieme la battaglia di contrasto del fenomeno. I compiti spettanti all’Alto Commissario, attualmente Giovanni Kessler, sono i seguenti:
- monitoraggio e raccolta dati della contraffazione e sorveglianza sulle attivita di prevenzione e repressione della stessa;
- coordinamento ed indirizzo delle politiche e delle strategie per la tutela della proprieta industriale ed intellettuale;
- studio ed elaborazione di misure normative e amministrative per la tutela della proprieta intellettuale ed industriale;
- assistenza alle imprese vittime della contraffazione.
Tali compiti sono assolti mediante le seguenti attività:
- verifica e adeguamento della risposta repressiva
• elaborazione di nuovi modelli organizzativi per le forze di polizia e la magistratura inquirente; proposte di modifica legislativa
• sanzioni a carico del consumatore consapevole;
• custodia e gestione delle merci sequestrate;
• nuovi strumenti d’indagine; raccolta dati
• verifica modalità di raccolta dati su contraffazione;

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• raccolta, omogeneizzazione ed incrocio dati;
• elaborazione, pubblicazione ed analisi dati;
campagne di sensibilizzazione dei consumatori.
L’Alto Commissario per la lotta alla Contraffazione, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha istituito un numero verde 800-100117 cui ci si può rivolgere qualora sia stata subita una truffa.
Il problema della contraffazione interessa lo stesso marchio di conformità della Comunità Europea: “C.E.” OPPURE “C. E.”?


Da tempo i prodotti destinati al mercato comunitario riportano impresso un marchio recante le lettere CE, a garanzia della conformità degli stessi prodotti ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria. Il marchio in questione è stato di gran lunga pubblicizzato ai cittadini europei grazie alle numerose azioni di informazione attuate dalla Commissione Europea, dai governi nazionali, dalle Camere di commercio e dalle Associazioni di Categoria. Il marchio è divenuto così un vero e proprio sinonimo di sicurezza e garanzia di qualità.


La cosa che sorprende, però, è il fatto che i produttori cinesi hanno pensato di copiare lo stesso marchio CE, apponendo però, come unica modifica uno spazio minore fra le due lettere. Il marchio CE che si riferisce alla Comunità Europea ma che in realtà significa Conformità Europea, è ricavato da due cerchi. Per misurare lo spazio bisogna verificare che fra la C e la E ci sia almeno la metà della larghezza della C, altrimenti CE allude alla versione cinese del marchio (utilizzato per identificare tutti quei prodotti cinesi destinati all’esportazione, ma che non hanno eseguito alcuna prova di conformità agli standard europei) ed acquisisce un diverso significato: China Export. Nella realtà è difficile distinguere i due marchi e questo è motivo di inganni agli acquirenti, truffati anche dalle qualità intrinseche del prodotto. I prodotti con il simbolo China Export, infatti, non vengono sottoposti ad alcun tipo di controllo che garantisca il consumatore. Con Decreto Legislativo 6 Novembre 2007, n. 194, di attuazione della direttiva 2004/108/CE concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica e che abroga la direttiva 89/336/CEE, pubblicato sulla Gazzetta numero 261 nel 9 novembre 2007, all' articolo 10.3, a livello comunitario viene sancito che: "E' vietato apporre sugli apparecchi e sui relativi imballaggi e istruzioni per l'uso segni che possano indurre in errore terzi in relazione al significato o alla forma grafica della marcatura CE". Inoltre: "Chiunque appone marchi che possono confondersi con la marcatura CE ovvero ne limitano la visibilità e la leggibilità' è assoggettato alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000,00 ad euro 6.000,00 ".

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La Cina è diventata, non solo nel settore vetrario, un’abile esperta nell’imitazione servile, sostenuta dal consenso di numerosi commercianti disposti ad acquistare prodotti a costi molto vantaggiosi per rivenderli, come originale, a prezzi competitivi, ma ugualmente molto redditizi. In un recente articolo compariva un titolo che descriveva la drammatica realtà del vetro di Murano e, indirettamente, la realtà di tutti gli altri settori produttivi italiani: la Cina ormai domina il mercato e detta le sue regole in modo spietato e disumano, facendo leva sulle difficoltà economiche delle persone e sulla loro inesperienza per quanto riguarda la capacit{ di distinguere l’originale dalla copia (questo riguarda direttamente la produzione vetraria). Nell’articolo del 26 Luglio 2010, Il caso. Grossista cinese confessa: ninnoli veneziani in vetro? Li comprano da me. A Padova il bazar che rifornisce negozi e bancarelle della laguna. “Vengono anche i commercianti storici”, viene riportata l’intervista ad un grossista cinese, non ancora ventenne, che gestisce uno stand presso il Centro Ingrosso Cina in Corso Stati Uniti a Padova. Come lo stesso giovane conferma, la sua fortuna è “rifornire mezza Venezia di ninnoli in vetro Made in China”. I grandi affari gli hanno permesso di ingrandirsi e allargare la sua clientela di cui conosce i gusti e che sa indirizzare perfettamente verso gli articoli da acquistare poiché nessuno, meglio di lui, sa cosa il cliente, a seconda della zona di Venezia in cui ha la sua attività, “vende alla grande”. Non c’è nessuna esitazione da parte del grossista cinese a rivelare che lui “continua a vendere a tantissimi negozianti veneziani. Finché pagano non ci sono problemi. Io del resto sono a posto”. Egli vende vetro ma non vi applica etichette con scritto Made in Murano. Egli non fa nulla di illegale. Lo vende ai commercianti veneziani che lo acquistano perché “a Venezia basta che sia vetro e ne vendi quanto vuoi”. Con pacata ironia il giornalista non si esime dal descrivere la merce esposta nello stand: “tutti gli articoli più in voga. Del tipico souvenir c’è tutto tranne la provenienza autentica”. Pendenti, anelli, numerosissime varietà di collane, portachiavi ed orologi fanno il verso alle forme e ai colori originali muranesi e vengono venduti, cadauno, a non più di 7 euro. Ciascun prodotto ha la sua etichetta con riportata la tipologia di prodotto, il materiale “vetro” e la provenienza “Cina”. Dati alla mano attestano che l'85% del vetro venduto nei negozi a Venezia è comprato in Cina, sostanzialmente per due motivi: convenienza economica e motivi logistici reali. Anche se può sembrare una cosa assurda è più conveniente acquistare i prodotti in vetro in Cina per rivenderli poi come vetro di Murano che non a Murano dove le fornaci non soddisfano la richiesta di merce che arriva da parte di Venezia . Tutti i prodotti “Made in China” peccano di qualità, fantasia e perfezione che però, nella maggior parte, dei casi non vengono presi in considerazione perché si preferisce valutare l’oggetto nel suo complesso e, soprattutto, il prezzo più che abbordabile. È proprio sul termine “qualit{” che il mercato muranese gioca le sue carte e certifica la sua originalità. Qualità come garanzia di originalità, creatività, eleganza delle forme, maestria nel lavorare la semplice materia prima per creare un’opera d’arte che racchiude in sé una secolare tradizione, una storia e una identità da tramandare. Il Vetro di Murano è frutto di secoli di lavoro nel modellare la pasta vitrea, composta da poveri elementi naturali: sabbia, silice, quarzo e metalli.

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Tutti i prodotti di Murano sono un concentrato di forza e delicatezza e raffigurano l'esperienza e destrezza dei Maestri vetrai, “maestri dei sortilegi e degli incantesimi, che modellano il vetro senza inclinare alla banalità del copiare pedissequamente”21. Ogni oggetto in vetro soffiato è unico, delicato ma robusto, trasmette l'energia del Maestro che l'ha realizzata. Basta toccare per capire la differenza.


Recentemente ho chiesto ad un commerciante muranese di nascita ma che da oltre 30 anni gestisce un negozio di articoli di Murano in un rinomato centro turistico della terraferma e che, abitualmente, deve affrontare in prima persona i dubbi e le riserve della clientela, (cercando di ottenerne la fiducia affinché la sua attività possa continuare) quali, secondo lui, sono gli elementi che subito, a colpo d’occhio, caratterizzano l’originale muranese. Per capire meglio ho messo a confronto una figura in vetro di un cinesino, realizzato a Murano dalla ditta Formia, e un gattino “Made in China”.


Il titolare del negozio mi ha guardato e, sorridendo, ha esclamato: “Gi{, come si fa? È una cosa molto difficile, quasi impossibile. Se fosse facile differenziare tra loro la produzione cinese e quella muranese il problema non sussisterebbe”. Cercando di rispondere più dettagliatamente al mio quesito, mi ha spiegato che ormai i cinesi hanno imparato a lavorare il vetro così abilmente che, per quanto concerne la produzione più commerciale, non si riesce a cogliere rilevanti differenze. Questo lo conferma anche un artista del vetro come Lino Tagliapietra, maestro di successo che cominciò da bambino a faticare in fornace: “I cinesi sono molto bravi a produrre e a lavorare il vetro. Verrebbe da dire, per paradosso, che oggi molti muranesi dovrebbero imparare da loro”. È un’affermazione a dir poco spiazzante ma che dimostra la realtà attuale di una Cina che continua a produrre per guadagnare e trarre profitto mentre Murano, chiusa a riccio e dedita alla sua arte secolare, affonda in un baratro che la costringe a vedere sempre più fabbriche chiuse e costi di lavorazione sempre più elevati ma, soprattutto, poca coesione per far fronte al problema. “Il rilancio deve partire da un' operazione culturale, per ritrovare le proprie radici. E attorno al settore del vetro d' arte deve esserci un Paese, una città che ci credono davvero. Bisogna partire dai giovani, coinvolgerli, formarli. È quello che ho cercato di fare io in America. Mai avrei immaginato di trovare tanta voglia di applicarsi, di studiare seriamente”. D’altronde quello che caratterizza la produzione muranese è la scuola. Che sia a Murano o in Usa o in Australia, dove i maestri vetrai muranesi hanno portato le loro esperienze, i vetri realizzati contengono la tradizione, la fantasia e la ricerca formale tipica di tale produzione. Nella produzione cinese non vi è scuola: maestri vetrai, sotto laute ricompense economiche, si sono recati in Cina insegnando le tecniche ma non l’arte; l’arte è un limite al mercato, al guadagno. Non è necessaria per trarre profitti economici. Tutt’altro. Arte è sinonimo di costi elevati, perfezione nella lavorazione e lunghi tempi di produzione. Tutti fattori che cozzano con la mentalità imprenditoriale della potenza cinese che, appropriatasi delle tecniche, le sfrutta per produrre copie da piazzare sul mercato a bassi costi, certa di guadagnare il consenso di grandi fette di popolazione mondiale. C’è un termine che Tagliapietra usa spesso ed è frode. “La frode è frode e va perseguita. Se un pezzo arriva dalla Cina non si può marchiarlo Murano o Venezia. Per inciso, l' abitudine a questo genere di imbroglio è in voga da un po' . Inseguendo manufatti che costano di meno.”

21 A. Verdet .

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Come identificare allora un pezzo muranese? Proseguendo nella sua risposta, il commerciante giunge a due soluzioni: “ se sugli oggetti non vi è il marchio Vetro Artistico di Murano non si può capire.” La produzione muranese non è solo eccellenza, perfezione, artisticità e maestria unica nella lavorazione. Esiste anche una produzione per così dire commerciale (che realizza prodotti più semplici dal punto di vista stilistico e meno curati) che si offre ad un consumo di massa, accessibile ad una cerchia più allargata di clienti ma sempre simbolo di una originalità che ne giustifica il prezzo rispetto a quello di una copia cinese. Differenziare l’originale dalla copia nella produzione commerciale è arduo. Come confermato dall’attenta analisi del commerciante, in questo caso l’unica garanzia la d{ il marchio anche se, come si vedrà tra breve, piccoli accorgimenti possono, talvolta, aiutare. Per esigenze di mercato, anche molte grandi vetrerie che realizzano capolavori unici ed irripetibili, sono costrette a creare una produzione seriale caratterizzata da semplicità e, soprattutto, rapidità di lavorazione tali da consentire la realizzazione di grandi quantità in poco tempo e senza l’ausilio di aiuti esterni al maestro. Paradossalmente quindi, nella produzione commerciale, un articolo muranese originale può facilmente assomigliare ad un articolo Made in China. A questo punto è d’obbligo riportare un esempio concreto.


Nelle due immagini qui rappresentate appaiono due figure in vetro. Due cagnolini di, 20 cm circa di altezza, uno made in Cina e l’altro realizzato dalla ditta Formia. Un occhio inesperto li valuterebbe entrambi di eguale qualit{ anzi, quasi sicuramente, li considererebbe prodotti originali di Murano. Anche una persona esperta farebbe un po’ di fatica a determinarne la provenienza. Si tratta di una produzione in entrambi i casi commerciale e stilizzata. La cura dei particolari è minima. In questo caso è corretta l’affermazione del maestro Tagliapietra: “I cinesi sono molto bravi a produrre e a lavorare il vetro”. Lo stile è simile, le linee e le forme sono semplificate al massimo e, in questo caso (fortunatamente la cosa accade ancora raramente), la tecnica cinese risulta quasi indistinguibile da quella muranese. La luminosità e trasparenza del vetro sembrano a pari livello.


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È uno dei pochi casi in cui il marchio fa la differenza. È proprio nella produzione di questa nicchia di mercato che la produzione muranese è particolarmente minacciata dalla concorrenza cinese. Una nicchia di mercato ancora molto importante per le aziende dell’Isola poiché sostiene la loro economia ma che sar{ sempre più difficile collocare nel mercato proprio per la possibilità che essa ha di essere imitata. La produzione che contraddistingue il vetro muranese è indirizzata alla realizzazione di pezzi esclusivi, artistici, di elevata qualità e unici nel loro valore e nella tecnica elaborata di esecuzione. Caratteristiche che difficilmente potranno mai essere minacciate da un mercato globale. Va sottolineato, a tal proposito, che il marchio dev’essere quello del Vetro Artistico di Murano e nessun altro poiché è noto che sono in circolazione marchi non autorizzati utilizzati da aziende per ingannare facilmente una clientela inesperta. Si tratta di marchi o scritte che riportano diciture come: “Prodotto in vetro muranese” “Prodotto con vetro di Murano” “Articolo muranese” “Vetro eseguito secondo la tecnica dei maestri di Murano” Per gli esperti del mestiere si tratta di marchi che attestano la provenienza certa del prodotto in vetro dalla Cina. Infatti non esiste un vetro muranese. Il vetro è vetro. Il vetro artistico di Murano si caratterizza per il particolare amalgama, per i colori o per le porporine aggiunte durante la lavorazione ma soprattutto, come già ribadito precedentemente, per la creatività e lo stile.


Il vetro cinese è composto dagli stessi materiali ma miscelati in dosi e rapporti diversi creando risultati qualitativi assai inferiori e opacità non percepibili da un occhio inesperto. Continuando nella sua spiegazione, il commerciante giunge alla seconda soluzione: “Marchio a parte, si può tentare di distinguere pezzi cinesi da pezzi muranesi solo se si ha esperienza e gusto. Ma non sempre è così perché talvolta anche un intenditore può essere tratto in errore, ma di questo ne abbiamo appena parlato. Confrontando due articoli cinesi con un altro articolo muranese egli mi fa notare che uno, un airone, è chiaramente cinese per l’opacit{ del vetro, il colore non omogeneo e discontinuo. Inoltre c’è una minima attenzione verso la cura della linea e dello stile.


Ma per il secondo, un cagnolino, mi fa notare che il vetro è lucido come l’articolo originale muranese: un cigno. Solo un’analisi più attenta e un’ osservazione più mirata permettono di coglierne la differenza. Ma ci vuole esperienza. La diversità, in realtà, la si intravede nello stile: il cigno ha un colore quasi perfetto, è decisamente un vetro trasparente che gioca su variazioni tonali, effetti di luce ed una linea sinuosa ed elegante; caratteristiche formali che i vetrai cinesi non riescono a imitare. (Per quanto tempo ancora?)



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I vetrai cinesi non sono interessati a giungere ad una produzione che sostituisca quella muranese, consapevoli che la mancanza di storia e tradizione secolare alle spalle non renderebbe appetibile il loro prodotto. Pertanto la loro economia continuerà a dare frutti finché potranno, in maniera quasi parassitaria, sfruttare il nome di Murano per soddisfare le loro esigenze di mercato. Bisogna ribadire che attualmente, come per tutti gli altri prodotti nel mercato, si sta perdendo il senso del gusto e l’importanza della qualit{ vera e propria dell’articolo che si acquista: un prodotto attrae la clientela per la sua marca, per la griffe, per il marchio. Comunque, esiste un vademecum per essere sicuri di comprare vero vetro di Murano: 1. accertarsi che la merce provenga da Murano; 2. il costo dei vetri non dev’essere eccessivamente basso; 3. sarebbe ideale acquistare direttamente i vetri presso le fornaci a Murano o rivolgersi a negozi di fiducia che hanno solo oggetti originali.

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Per affrontare la complessa situazione economica inesorabilmente in atto, non potendo contare, come già precedentemente ribadito, su un concreto aiuto istituzionale, ci si sta muovendo a livello locale, associativo o a livello di piccoli enti locali, per tutelare concretamente anche il vetro artigianale muranese e, nel contempo, promuoverne le eccellenti qualità. A tal proposito è stata recentemente istituita una nuova Associazione di Categoria che riunisce gli artigiani del vetro nella lotta per salvare e l’identit{ di una intera categoria con le sue tradizioni secolari e ciò che rimane del Made in Italy Si tratta di una Associazione, con circa 50 aderenti, indipendente dalla Confartigianato a da altre Associazioni di Categoria. Essa è nata in risposta alla mancanza di tutela verso quei maestri vetrai artigianali non facenti parte del Marchio Vetro Artistico di Murano.


Di fronte ad una pesante crisi in atto, “se non si fa qualcosa subito per tutelare la produzione artigianale si rischia di esser travolti dalla contraffazione e dai prodotti di bassa qualit{ fatti all’estero”22. Questa associazione di categoria nasce nel 2007 adottando il nome AMA, acronimo di Associazione Maestri Artigiani: constatando “quanto sia impossibile difendersi da soli”, AMA rivendica la necessit{ di creare un’unione degli artigiani per riuscire a difendersi dalla globalizzazione e dall’importazione di prodotti fatti all’estero che nulla hanno a che vedere con l’alto artigianato veneziano. Raffaele Moretti, maestro vetraio, spiega che “la cosa più difficile è partire e dar vita a una nuova associazione di categoria per poi avere uno strumento con cui far sentire la nostra voce”. Da salvare c’è l’identit{ di una intera categoria e le tradizioni secolari. “Gli artigiani hanno voglia di fare e nessuna intenzione di mollare il loro lavoro”. “Gli effetti della globalizzazione sono sotto gli occhi di tutti. Lo strapotere di chi importa prodotti scadenti a basso costo e di scarsa qualità rischia di spazzare via chi vuole continuare con la tradizione del Made in Italy”. A tal proposito l’associazione Ama rivendica il riconoscimento di un marchio distinto dal Marchio di Murano per identificare la produzione artigianale del vetro fatto a Venezia e nella Terraferma, considerando che fanno parte della produzione vetraria muranese anche tutti gli artigiani del vetro, oltre 500, che lì hanno il loro laboratorio. È necessario un marchio che attesti la veridicità di un prodotto artigianale veneziano e che sia una garanzia anche per gli acquirenti.


Lo scenario, dunque, si amplia notevolmente: non solo i maestri muranesi, quindi, ma anche chi lavora in laboratori sparsi nel veneziano sente il bisogno di unire le forze per provare a salvare l’artigianato e creare un gruppo che quando sarà compatto e numeroso potrà chiedere “a Comune, Provincia e Regione di far sentire le ragioni degli artigiani anche a Roma”.

22 Maestro vetraio Raffaele Moretti.

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Intanto l’Associazione ha avuto la sua prima uscita pubblica nel Giugno 2010 allestendo uno stand in Campo Santo Stefano a Venezia. L’obiettivo è stato fornire dimostrazioni della lavorazione al lume, dare spiegazioni sullo stato attuale dell’artigianato del vetro e, soprattutto, riconoscere il vero artigianato del vetro veneziano. Non è finita. Sempre più diffusa è la presenza di centri servizio a supporto delle attività e delle strategie del Distretto. Sono servizi erogati alle imprese per sviluppare nuovi prodotti o processi, ottimizzare i processi produttivi esistenti e migliorare la qualità delle materie. I due maggiori soggetti coinvolti sono la Stazione Sperimentale del Vetro e la Scuola del Vetro Abate Zanetti. La Stazione Sperimentale del Vetro è annoverata tra gli istituti altamente qualificati definiti e previsti dalla legge n. 46 del 1982 sulla Ricerca Applicata. Nel 1993 è stata accreditata dal SINAL come Laboratorio di Prova in conformità alle UNI-EN 45000. Attualmente la Stazione Sperimentale del Vetro è riconosciuta come Ente autorizzato ad operare come Laboratorio Notificato (n. 1694) presso la Commissione Europea per la certificazione di prodotti in vetro per l'edilizia ai sensi della Direttiva 89/106 sulla marcatura CE. La Stazione è amministrata da un Consiglio di Amministrazione, nominato dal Ministero delle Attività Produttive, la cui maggioranza è costituita da rappresentanti delle industrie vetrarie nazionali. Il Consiglio elegge il Presidente tra i suoi componenti e delibera sui programmi di attività dell'Istituto. La Scuola del Vetro Abate Zanetti offre a tutti coloro che lo desiderano, l'esperienza ed il coinvolgimento di artigiani locali, maestri vetrai, artisti, artigiani, professionisti e di alcune delle più prestigiose istituzioni veneziane, per apprendere l’arte plurisecolare del vetro di Murano. La Scuola diventa un laboratorio, un centro di incontro e scambio culturale a livello internazionale. Insieme alla Stazione Sperimentale del Vetro, la Scuola è, nel contempo, anche un formidabile strumento promozionale capace di innescare nuovi sistemi e processi di sviluppo. A tal proposito vanno annoverati alcuni dei programmi più significativi per riportare l’arte vetraria muranese competitiva ed innovativa nel mercato.


I programmi portati avanti dalla Stazione Sperimentale del Vetro sono in prevalenza programmi ambientali. Attraverso una serie di interventi differenziati si vuole ottenere una riduzione di produzione di emissioni, di consumi energetici e di rifiuti speciali, oltreché una sempre maggiore accettabilità sociale, indispensabile in una realtà come quella di Murano dove il comparto produttivo è intrinsecamente collegato al tessuto urbano. Con l’intento di mettere a punto miscele vetrificabili innovative, utilizzando anche materiali di scarto, si cerca di consentire, dopo una sperimentazione di laboratorio e su scala industriale, l'ottenimento di nuovi prodotti vetrari a costi confrontabili sul mercato. Sulla stessa linea, mediante innovazione di processo (ottimizzazione impiego ossicombustione) e sfruttamento del calore residuo dei fumi con l'ottenimento di idrogeno e di

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energia elettrica, la Stazione Sperimentale conta di ridurre i consumi di gas delle vetrerie, stimati in 40 milioni di metri cubi l'anno,. Per raggiungere alti risultati viene utilizzato il principio del motore di Stirling, progettando l'adattamento di macchine già esistenti sul mercato. Di grande importanza è la messa a punto di un sistema innovativo anticontraffazione: la Stazione Sperimentale del Vetro ha messo a punto un metodo rapido e poco costoso per caratterizzare inequivocabilmente i vetri prodotti nell'isola di Murano contribuendo alla soluzione del problema dei falsi. Il sistema consiste nell'inserire nella miscela vetrificabile per vetri artistici elementi "traccianti" in dosi rilevabili poi sui prodotti finiti con test rapidi. A tale scopo vengono utilizzate apparecchiature mobili innovative di apposita progettazione e prototipazione. In rispetto alla tradizione la Scuola del Vetro Abate Zanetti, inoltre, ha deciso di realizzare un progetto intitolato "La Memoria del Fuoco" che prevede la creazione di un Centro di restauro del vetro ed un convegno internazionale che avrà come sedi sia la Scuola del Vetro Abate Zanetti a Murano sia Palazzo Cappello in Rio di San Lorenzo a Venezia. Anche il Consorzio Promovetro da sempre si impegna in manifestazioni idonee a rivendicare la qualità e l’originalit{ dei vetri muranesi cercando di promuoverli con eventi che, nello stesso tempo, li leghino fortemente al territorio e alle tradizioni veneziane.


Come per le precedenti edizioni, anche nel 2010 Promovetro ha premiato con l'oramai tradizionale maialino di vetro, oggetto di grande pregio e originalità, l’equipaggio quarto classificato nella categoria uomini su gondolini a due remi alla Regata Storica di Venezia. La cerimonia di consegna è avvenuta alla presenza delle Autorità, il Sindaco di Venezia Prof. Giorgio Orsoni e l'Assessore al Turismo del Comune di Venezia Dott. Roberto Panciera, durante la premiazione presso la "Machina", il palco galleggiante situato in corrispondenza della linea del traguardo, in prossimità di Ca' Foscari. Rispetto alle due Regate precedenti, però, il Consorzio ha deciso di dare in omaggio un maialino a ciascun regatante in quanto, come lo stesso Presidente del Consorzio Promovetro Gianfranco Albertini afferma, si è deciso di non scontentare nessuno e, poiché non è possibile dividere un maialino in vetro abbiamo deciso di donarne due. Le originali opere in vetro soffiato, due maialini in cristallo sommerso oro, sono state realizzate dalla vetreria consorziata e concessionaria del Marchio "Vetro Artistico di Murano " Seguso Gianni. Sono due simpatici maialini realizzati con la consueta abilità dal maestro Gianni Seguso e testimoniano il forte legame che unisce Murano, l'isola del vetro, a Venezia, così come il fuoco all'acqua, elementi opposti e contrastanti, ma che da sempre convivono in armonia e simbiosi.

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Il Marchio “Vetro Artistico di Murano”

Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo,
decoro e mente al bello italo regno,
nelle adulate reggie ha sepoltura già vivo,
e i stemmi unica laude

Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, v.142

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Gli stemmi muranesi realizzati nel corso dei vari secoli di storia potevano avere due funzioni. Potevano essere “oselle1” raffiguranti immagini che alludevano al nome della famiglia cui appartenevano ( si parla di arma parlante) : ad esempio lo stemma dei Barbini raffigurava due uomini barbuti mentre lo stemma della dinastia dei Ravanello raffigurava l’omonima radice. Oppure potevano rappresentare la propriet{ di una fornace; in questo caso erano veri e propri “segnal” o insegne (si parla di arma insegna). A Murano, infatti, in molti casi la famiglia era anche proprietaria di una fornace; ecco allora che lo stemma raffigurava il simbolo della vetreria posseduta insieme al simbolo araldico, trasformando così l’insegna o marchio di bottega in un vero e proprio scudo araldico. Basti pensare al segnal e osella della famiglia Piave con raffigurato Sant’Andrea o al segnal e osella della Famiglia Motta con raffigurati i Tre Monti o ancora al segnal e osella della famiglia Marceretto con raffigurata una sfera cimata da una croce, simbolo del Mondo. A partire dalla metà del XV secolo lo stemma fondeva insieme segnal e osella ed erano privilegiati soggetti comuni come draghi, fortune, delfini, fenici, sirene, globi, santi, ruote… la dinastia dei Serena, ad esempio aveva il simbolo di una sirena bifida. Le famiglie muranesi che potevano godere di uno stemma erano di origine nobile e ascritte al Libro d’Oro di Murano2. In una tarda massima ottocentesca Schuermans definisce la nobiltà muranese: “A Venezia si è nobili perché vetrai. In Francia ed in Belgio si è nobili anche se vetrai. A Altare si è vetrai perché nobili”. Per le famiglie muranesi avere uno stemma e essere ascritte ad un Libro d’Oro significava a tutti gli effetti far parte di una privilegiata élite posta accanto alle illustri cariche dogali e alle famiglie patrizie veneziane. Questo conferiva loro dignità, valore e riconoscimento all’estero. Atti notarili ed ufficiali ribadivano i privilegi di cui godevano i Muranesi iscritti al Libro d’Oro e tutti i diritti di cui potevano beneficiare, compresi la partecipazione ai Consigli e la possibilità di battere moneta con il simbolo dell’isola e della propria famiglia. Non risultare iscritto al Libro d’Oro significava non poter svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria. Un documento del 1709, ad esempio, riferendosi allo status “patritio di questo loco” confermava che “in virtù della quale cittadinanza è capace di tutte le prerogative, Gratie, Beneficij, Privilegi, Indulti, Consigli, Regalie, Donni, Honoranze, Cariche, Honori et altro solito ad essere dispensati a tali soggetti Muranesi…” Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica, successivamente ai disordini che si svilupparono all’interno del Maggior Consiglio di Murano, si vide costretta ad emanare un decreto in cui si dichiarava che cittadini muranesi erano solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa. La conoscenza delle preziose lavorazioni vetrarie, gelosamente custodite e difficilmente rivelate oltre i confini isolani, era fonte di onori e riconoscimenti da parte della Serenissima che, per prima, si prodigava a tutelare la segretezza e l’esclusivit{ delle tecniche per preservarne il monopolio: l’amministrazione della produzione vetraria era affidata esclusivamente alle famiglie notificate nel Libro d’Oro.

1 Osella è il nome di una moneta-medaglia che veniva coniata ogni anno dalla zecca di Venezia e che il doge donava alle personalità della Repubblica. Murano ebbe il privilegio di far coniare medaglie che avevano lo stesso peso delle oselle coniate dalla repubblica e che di conseguenza ebbero lo stesso nome.Le prime oselle di Murano furono coniate nel 1581, sotto il podestà Zaccaria Ghisi. La monetazione fu interrotta e poi ripresa nel 1673 da quando fu coniata quasi annualmente fino alla caduta della repubblica. Nelle oselle di Murano c'era la legenda del tipo MVNVS COMVNITATI MVRIANI e vi erano raffigurate le armi civiche, il "gallo di Murano" con il serpente nel becco. In genere vi erano raffigurate le armi del doge di Venezia e quelle del podestà e del camerlengo di Murano con i loro nome. Spesso erano anche raffigurate le armi dei quattro deputati di Murano, anche in questo caso con i nomi.Queste monete venivano poi date ai membri del consiglio minore ed a quanti ne avevano commissionata a proprie spese la coniazione. 2 La compilazione di un Libro d'Oro fu opera del podestà Barbarigo che, nel 1602, ne stabilì la compilazione. L'iter per ottenere l'iscrizione non era immediato e necessitava del consenso della Repubblica.

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Nonostante i benefici e privilegi conferiti dalla Serenissima, l’atteggiamento dei Muranesi verso il patriziato veneziano e le alte cariche governative era totalmente diverso e non giustificato. Nella realtà dei fatti , come attestano diversi documenti del 1700, i cittadini Muranesi nutrivano profondi rancori verso le cariche della Repubblica e soventi erano i litigi che nascevano a causa degli odi, della superbia e arroganza nutrita dai Muranesi che si sentivano minacciati e temevano di perdere i benefici che spettavano loro di diritto. In un verbale risalente al giorno 8 Aprile 1785 il Fante del Magistrato ecc.mo dei Censori riporta un alterco avuto con il patron de fornace Stefano Motta: “Quando il fattore intese che n. venti lastre voglio asportare mi disse che tiene ordine dal suo padrone che è a tavola di non lasciare che ne prenda se non due e non più […] sentitelo così andai alla scala sempre già con la baretta in testa [la baretta permetteva di identificare il Pubblico Ufficiale], battej e dissi che vi è il fante del Magistrato Eccellentissimo dei Censori che una sola parola vuol dirgli […] e finalmente viene il sopracitato Stefano paron delle fornaci e sua madre […] e cominciò a dirmi una quantità di insolenze, fra le quali che è una baronata [bricconata] che è un arbitrio che mio prendo che vogliamo portargli via la sua Robba”. Gli stessi cittadini verieri così superbi e presuntuosi, seppur nobili paroni co el stemma erano considerati ladri muranesi, pericolosissimi malandrini e assassini che abusavano dei molti privilegi concessi loro per ragioni politiche dal governo dai cittadini veneziani che si sentivano prigionieri ogni qualvolta essi dovevano recarsi nell’isola. La situazione è decritta nei minimi particolari nella Histoire de Ma vie dal veneziano Giacomo Casanova che racconta di alcune sue piccole paure nel dover raggiungere la casa di una sua amante a Murano nella notte e con una borsa di monete d’oro che aveva vinto al gioco. L’insegna raffigurante un’ immagine che contrassegna una particolare attivit{ commerciale ha origine nel corso dell’Impero Romano, in epoca pre-cristiana. All’87 A.C. risale la testimonianza di Marco Tullio Cicerone riguardo una insegna in cuoio raffigurante un barbaro. Si tratta di un’usanza declinata con il tramonto dell’Impero Romano, rinata a partire dal XII secolo grazie alla ripresa degli scambi economici e sviluppatasi nel tempo sino ad oggi. In un periodo come il Medioevo, in cui dominava l’analfabetismo, forte era l’esigenza di contrassegnare semplicemente con una immagine la propria attività commerciale, permettendo così ai viandanti analfabeti di individuare una taverna, una bottega, il barbiere, il chirurgo o qualsiasi altro esercizio. In un’opera spagnola del Cinquecento si racconta di quanto fosse cosa comune in Spagna contrassegnare con i simboli le attività commerciali tanto che “come in tutte le grandi citt{ di Francia ed Italia, quelli che hanno botteghe, di qualunque tipo, mettono alla porta una banderuola con una insegna per essere individuati, altrimenti sarebbe come cercare un ago in un pagliaio…così basta che uno dica: Signore io vivo nella tal strada, all’insegna del Cigno, in quella del Leone, in quella del Cavallo, e così via…” . Ecco allora che per esempio l’insegna che indicava il guantaio raffigurava una mano gigantesca, mentre l’insegna del calzolaio raffigurava una scarpa enorme. Nei grandi centri abitati le insegne non distinguevano tra loro le diverse attività ma anche diversificavano tra loro le attività facenti parte dello stesso ramo merceologico: lungo una strada potevano trovarsi due locande, in questo caso le insegne riportavano il loro nome, per esempio una chiamata “Al Leone” e l’altra “Ai tre Re” . Con il passare del tempo le figure assunsero un ruolo sempre più simbolico tanto che le loro raffigurazioni potevano avere diversa natura: pagana (Sole, Luna, Pigna, Fenice…), cristiana (Angelo, Calice, Gesù, Tre Croci…) o di matrice allegorica (la Carità Perfetta, la Sofferenza Coronata, la Speranza, l’Umilt{…).

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L’insegna che localizzava la bottega poteva essere effigiata su finestre e persiane ma nella maggior parte dei casi era dipinta o scolpita su pietra, intagliata su legno, o dipinta su ferro ed appesa a bracci sporgenti, in sospensione. Nel veneziano come nel resto d’Europa il sistema di sospensione delle insegne fu oggetto di norme, divieti e precauzioni per salvaguardare la testa dei passanti e garantire un traffico pedonale scorrevole. Narra Giacomo Dian che la spezieria “Alla Colonna e Mezza” aveva l’obbligo, sotto la dominazione austriaca, di ritirare l’insegna in quanto “serviva di ostacolo al passaggio delle baionette delle truppe che andavano all’esercitazione in Campo di Marte”. Si trattava di misure da adottare per proteggere la salute dei comuni passanti, le cui teste erano minacciate dalle insegne sospese. Il primo marchio di fabbrica vetrario muranese risale al 1415 quando venne stabilito che “ogni padrone di fornace ed ogni negoziante di vetri scelga un suo marchio e lo depositi presso l’Ufficio della Dogana”, mentre la prima testimonianza di una insegna vetraria è contenuta in un atto podestarile del 1424 in cui Luigi Zecchin cita una fornace che aveva come simbolo un pomum aureum. Per quanto concerne le vetrerie muranesi, il simbolo che identificava l’esercizio poteva divenire un marchio posto sulla merce o sulle casse d’imballo dei manufatti, rendendo così riconoscibile la provenienza delle merci. A Murano era abitudine da parte dei vetrai, apporre il proprio segno distintivo sui prodotti realizzati: i Miotti utilizzarono ad esempio come simbolo del proprio marchio la scimmietta. Il marchio e le insegne appartenenti alle varie attività lavorative e di corporazione veneziane e muranesi come libreri, stampadori, spizieri, zogelieri, vineri, marzeri, venditori de pelle e de camozza…venivano registrati in un piccolo registro (oggi osservabile presso l’Archivio di Stato di Venezia nel fondo Giustizia Vecchia) per rendere invalidabile il desiderio da parte delle nuove imprese operanti nello stesso settore manifatturiero o merceologico di utilizzare nelle loro insegne simboli anche solo vagamente somiglianti a quelli già registrati. Questo diritto, che oggi possiamo dire di copyright, non valeva per le vetrerie: lo stesso simbolo (o soggetto) poteva essere usato in insegne diverse purché ne venisse cambiato il colore. Si trattava per lo più di vetrerie indipendenti tra loro. ma i cui membri appartenevano alla stessa famiglia. Si pensi ad esempio alle due vetrerie Bortolussi (metà del 1500): la vetreria del padre Vincenzo era contrassegnata da un marchio raffigurante una nave dorata; i figli Paulo e Alvise presero la stessa nave per contrassegnare la loro vetreria ma la pinsero Nigra. Le due fornaci della famiglia Saonetti avevano come simbolo il Leon, bianco e oro. Quando veniva a mancare il titolare di una fornace il simbolo che caratterizzava l’insegna vetraria veniva spartito tra gli eredi che se ne impossessavano e lo contraddistinguevano con il colore. È importante sottolineare che, nonostante le vetrerie fossero autonome e si caratterizzassero ciascuna per qualche particolare aspetto di lavorazione o produzione, esse erano portatrici ed eredi di meriti, tradizioni e vantaggi commerciali acquisiti dalla precedente buona gestione del marchio del caro estinto.

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Nel corso del XVIII secolo le insegne diminuirono a causa dell’introduzione della numerazione civica e dell’avvento di nuovi spazi espositivi merceologici, le vetrine, anche se a differenza di altre attività commerciali le vetrerie non ne diminuirono l’utilizzo. Tuttavia, con l’avanzare del modernismo le insegne si dotarono di simboli ed immagini sempre più essenziali, stilizzati, anonimi, neutrali tanto da arrivare a preferire l’elaborazione grafica del nome costituente il marchio dell’azienda piuttosto che rappresentazioni. Si trattò di una necessit{, che continua ancora oggi, legata alla crescente alfabetizzazione e soprattutto alla continua ricerca di sintesi ed immediatezza.


Con il trasferimento delle fornaci a Murano nel 1291, ha avuto inizio la storia del Distretto del Vetro che ancora oggi è in piena attività inglobando 260 imprese, di cui 30 industriali, dando lavoro a più di 1000 persone di cui 800 si dedicano ad un lavoro artigianale. Con la legge regionale in materia di Distretti Produttivi Regionali, nr. 8 del 4 Aprile 2003 (BUR n. 36/2003) “Disciplina dei distretti produttivi ed interventi di politica industriale locale” della Regione Veneto, relativa alla Disciplina delle aggregazioni di filiera, dei distretti produttivi ed interventi di sviluppo industriale e produttivo locale (1) (2), è stato riconosciuto a livello regionale il Distretto del Vetro Artistico di Murano.

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Legge regionale 4 aprile 2003, n. 8 (BUR n. 36/2003)

DISCIPLINA DELLE AGGREGAZIONI DI FILIERA, DEI DISTRETTI PRODUTTIVI ED
INTERVENTI DI SVILUPPO INDUSTRIALE E PRODUTTIVO LOCALE (1) (2)

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Art. 1. – Finalità.
1. La Regione del Veneto, nell’ambito delle competenze regionali di cui all’articolo 117 della Costituzione e in conformità ai principi fondamentali statali in materia di ricerca scientifica e tecnologica e sostegno dell’innovazione per i settori produttivi e della disciplina dell’Unione europea in materia di concorrenza e di aiuti di stato alle imprese, promuove tenendo conto del principio di concertazione azioni di sostegno allo sviluppo del sistema produttivo regionale. (3)
2. La presente legge disciplina, nell’ambito della più generale azione di sostegno allo sviluppo del sistema produttivo, i criteri di individuazione e le procedure di riconoscimento dei distretti produttivi e delle altre forme di aggregazione produttiva nonché le modalità di attuazione degli interventi per lo sviluppo locale.(4)

Art. 2 - Definizioni.
1. Il distretto produttivo è espressione della capacità di imprese tra loro integrate in un sistema produttivo rilevante e degli altri soggetti di cui all’articolo 4 di sviluppare una progettualit{ strategica che si esprime in un patto per lo sviluppo del distretto, in conformità agli strumenti legislativi e programmatori regionali vigenti.
2. Il metadistretto è un distretto produttivo che presenta, oltre alle caratteristiche di cui al comma 1, una estesa diffusione della filiera sul territorio regionale, risultando strumento strategico per l’economia della regione.
3. L’aggregazione di filiera o di settore è espressione della capacit{ di un insieme di imprese di sviluppare una progettualit{ strategica comune. L’aggregazione richiede una intesa, tra imprese, in numero non inferiore a 10, riferibili ad una medesima filiera o settore produttivi.
4. Il numero delle imprese che aderiscono ad un patto distrettuale o metadistrettuale, non può essere superiore al trenta per cento del numero complessivo delle imprese di cui al comma 3, se aderenti ad un solo patto di sviluppo distrettuale o metadistrettuale, al cinquanta per cento se a due o più patti. (5)

Art. 3 - Indicatori di rilevanza dei sistemi produttivi locali.
1. Ai fini della eligibilità a distretto un sistema produttivo locale è rilevante quando:
a) comprende un numero di imprese locali produttive operanti, anche in sistemi di specializzazione integrata, su una specifica filiera, non inferiore a cento e un numero di addetti non inferiore a mille. Per entrambi gli indicatori fa fede il dato reso disponibile dal più recente censimento dell’istituto nazionale di statistica (ISTAT) per la codificazione delle attività economiche, o da altre fonti informative riconosciute dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
b) presenta al suo interno un elevato grado di integrazione produttiva e di servizio, documentabile dall’analisi organizzativa delle catene di fornitura;
c) è in grado di esprimere capacit{ di innovazione, comprovata da una descrizione dell’originalit{ dei prodotti e dei processi, dalla presenza di imprese leader nei singoli settori, dal numero di brevetti registrati dalle imprese, nonché dalla presenza di istituzioni formative specifiche o centri di documentazione sulla cultura locale del prodotto e del lavoro;
d) comprende un insieme di soggetti istituzionali aventi competenze ed operanti nell’attivit{ di sostegno all’economia locale.

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2. Ai fini della eligibilità a metadistretto, un sistema produttivo è rilevante quando comprende un numero di imprese locali produttive non inferiore a duecentocinquanta e un numero di addetti non inferiore a cinquemila operanti, anche in sistemi di specializzazione integrata, su una specifica filiera e presenta gli indicatori di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1.
3. La Giunta regionale, in deroga ai requisiti quantitativi di cui ai commi 1 e 2, sentite le associazioni sindacali e di categoria maggiormente rappresentative su base regionale, può riconoscere, quale distretto produttivo o metadistretto, sistemi di imprese e altri soggetti di cui all’articolo 4 per la tutela dell’eccellenza di specifici settori produttivi o per l’avvio a soluzione di crisi produttive di settori strategici per l’economia regionale, cui possono aderire anche aziende che hanno sottoscritto patti per lo sviluppo di altri distretti produttivi. 4. Ai distretti ed ai metadistretti di cui al presente articolo si applica quanto stabilito all’articolo 7, comma 3. (6)

Art. 4 – Soggetti.
1. I soggetti di cui all’articolo 2 comma 1 sono:
a) imprese operanti nel territorio regionale;
b) enti locali;
c) autonomie funzionali;
d) associazioni di categoria previste dal tavolo di concertazione regionale;
e) enti e associazioni pubblici e privati, consorzi, fondazioni, aziende speciali, società a partecipazione pubblica, cooperative, attivi nell’ambito della promozione, dell’innovazione e della ricerca finalizzate allo sviluppo del sistema produttivo;
f) istituzioni pubbliche e private riconosciute e attive nel campo dell’istruzione e della formazione professionale.


Art. 5 - Criteri per la redazione dei patti di sviluppo distrettuale e metadistrettuale.
1. La Giunta regionale sentite le associazioni sindacali e di categoria maggiormente rappresentative su base regionale adotta i criteri per la redazione dei patti di sviluppo distrettuale e metadistrettuale e li approva, acquisito il parere della competente commissione consiliare. (7)

Art. 6 - Rappresentante del patto di sviluppo distrettuale e metadistrettuale.
1. I soggetti partecipanti al patto individuano nel proprio ambito e contestualmente alla sua sottoscrizione tramite specifico mandato contenuto nel medesimo, la persona titolata a rappresentare il patto stesso nella consulta di cui all’articolo 9, ad assicurarne la coerenza strategica, nonché a monitorare la fase di realizzazione del patto di sviluppo industriale e dei progetti su di esso realizzati.
2. La persona di cui al comma 1 è individuata all’interno dei soggetti di cui all’articolo 4.
3. La sostituzione avviene in seguito a comunicazione delle proprie dimissioni a tutti i sottoscrittori il patto, da parte del rappresentante uscente, e con l’accettazione da parte della nuova persona individuata con le modalit{ di cui al comma 1. La variazione è comunicata tempestivamente alla competente struttura regionale. (8)

Art. 7 - Ammissibilità del patto di sviluppo distrettuale e metadistrettuale.
1. La camera di commercio, nel cui ambito territoriale opera il maggior numero di imprese del distretto o del metadistretto come individuati dall’articolo 3, iscritte al registro delle imprese, verifica la compatibilit{ economica e di fattibilit{ complessiva del patto, anche in relazione all’adeguatezza dei soggetti componenti la coalizione che esprime il patto medesimo e rende un parere motivato sulla rispondenza degli obiettivi del patto alle finalità della presente legge.

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2. Le province nel cui ambito territoriale operano le imprese del distretto o del metadistretto esprimono parere in ordine alla compatibilità dei patti di sviluppo con riferimento agli strumenti della programmazione provinciale.
3. Ciascun patto è destinato a valere per il triennio successivo decorrente dalla data della sua approvazione da parte della Giunta regionale, sino al 31 dicembre del terzo anno di vigenza del patto stesso.
4. Alla scadenza del triennio la Giunta regionale, verificata la permanenza degli indicatori di cui all’articolo 3 e dell’attivit{ effettivamente svolta nel triennio sulla base del patto di sviluppo in scadenza, su richiesta del rappresentante di cui all’articolo 6 può riconoscere il patto e il relativo distretto o metadistretto per il triennio successivo, tramite la presentazione di un nuovo patto di sviluppo secondo le procedure di cui all’articolo 8, anche nel corso del terzo anno di vigenza del patto. Il nuovo patto diviene efficace dalla data di pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione (BUR) dell’atto di riconoscimento. (9)

Art. 8 - Procedure di ammissibilità.

1. Il patto di sviluppo distrettuale e metadistrettuale deve essere depositato dal rappresentante di cui all’articolo 6, entro il 31 gennaio di ogni anno, presso la sede della camera di commercio individuata ai sensi dell’articolo 7, comma 1 e presso la sede delle province interessate di cui all’articolo 7, comma 2.
2. Le camere di commercio entro il 10 marzo provvedono alle verifiche e trasmettono il patto, corredato del parere di cui di cui all’articolo 7, comma 1 alla struttura regionale competente ai fini delle conseguenti determinazioni in ordine alla compatibilità del patto con la programmazione regionale generale e settoriale.
3. Le province, entro il 10 marzo provvedono alle verifiche di cui all’articolo 7, comma 2 e trasmettono il loro parere sui patti di loro competenza. Trascorso tale termine la struttura regionale procede alle determinazioni di competenza. Nel caso di pareri contrastanti prevale quello della provincia sul cui territorio opera il maggior numero di imprese.
4. Entro il 15 maggio la struttura regionale competente, acquisito il parere della consulta dei distretti e metadistretti di cui all’articolo 9, invia i patti pervenuti, corredati dalla documentazione e da una relazione conclusiva afferente le valutazioni di cui al comma 2, alla Giunta regionale affinché provveda all’approvazione dei nuovi patti di sviluppo e all’emanazione dei bandi di cui al comma 5.
5. La Giunta regionale, entro il 30 giugno approva i bandi per l’assegnazione delle risorse ai progetti di attuazione dei patti di sviluppo distrettuali e metadistrettuali e ne determina le modalità di gestione. (10)

Art. 9 – Consulta dei distretti e metadistretti. (11)

1. Presso la Giunta regionale è istituita la consulta dei distretti e metadistretti (12)
2. La consulta è l’organismo di partecipazione dei distretti alla fase di realizzazione e monitoraggio dei patti di sviluppo distrettuale.
3. La consulta di cui al comma 1 è composta dai rappresentanti individuati da ciascun patto ai sensi dell’articolo 6, da un rappresentante per ciascuna delle associazioni previste dal tavolo di concertazione regionale ed è presieduta dall’Assessore competente in materia di politiche per l’impresa, che la convoca.
4. Ciascun componente della consulta decade di diritto allo scadere del triennio indicato all’articolo 7 comma 3. (13)
5. La consulta esprime parere sui patti di sviluppo distrettuale presentati ai sensi dell’articolo 8. (14)

Art. 10 - Bandi di assegnazione.

1. L’assegnazione delle risorse, destinate alla realizzazione dei progetti che danno concreta attuazione al patto di sviluppo distrettuale, è regolata da specifici bandi.

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2. Ciascun bando individua i soggetti pubblici e privati ammessi a partecipare ed indica: a) gli ambiti territoriali e settoriali nonch? le materie prioritarie sulla base di quanto contenuto nel patto di sviluppo distrettuale;
b) le iniziative agevolabili, la procedura di attuazione e la ripartizione percentuale degli stanziamenti disponibili per ciascuna categoria di iniziativa;
c) gli importi massimi e minimi di spesa ammissibile in relazione a ciascun tipo d'iniziativa; d) la quota massima di cofinanziamento regionale, non pu? essere maggiore del quaranta per cento dei costi dichiarati. Per gli interventi di cui alle lettere c), d), e) ed f) del comma 1 dell'articolo 12, la quota di cofinanziamento regionale, che comunque non deve essere superiore alla percentuale sopraindicata, non pu? eccedere quella di partecipazione delle imprese di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 3 (15) e) le modalit? di accesso e di erogazione dei contributi, ivi comprese eventuali anticipazioni non superiori al quaranta per cento della quota regionale;
f) i termini di presentazione delle domande, nonch? la documentazione richiesta a pena di decadenza, le procedure per la rendicontazione e per il controllo;
g) i criteri di priorit? e di preferenza per l'assegnazione delle agevolazioni; h) le intensit? e le forme di aiuto, il divieto o la possibilit? di cumulo con altri aiuti comunitari, nazionali, regionali e locali ed eventualmente le regole di cumulo;
i) gli indicatori fisici e finanziari per il monitoraggio degli interventi finanziati e la valutazione dei risultati raggiunti; 3. Entro novanta giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione del Veneto (BUR) del provvedimento della Giunta regionale che approva ciascun bando, i soggetti di cui al comma 2 devono presentare i progetti esecutivi inerenti la realizzazione degli obiettivi indicati dal bando medesimo.(16) 3 bis. Qualora il bando sia selettivo, per misure e progetti, la Giunta regionale acquisisce il parere della competente commissione consiliare che si esprime entro trenta giorni dalla richiesta. Trascorso tale termine si prescinde dal parere. (17)
3 ter. La Giunta regionale, con propria deliberazione, istituisce un nucleo di valutazione per progetti ritenuti ricevibili, ammissibili e che abbiano conseguito un punteggio minimo stabilito dal bando annuale. (18)
Art. 10 bis - Azioni a sostegno delle aggregazioni d'imprese.
1. La Giunta regionale, allo scopo di promuovere l'integrazione tra imprese, pu? attivare azioni per il sostegno allo sviluppo tramite l'assegnazione di risorse per interventi destinati ad aggregazioni di filiere omogenee. 2. La Giunta regionale, entro il mese di febbraio di ogni anno, approva i bandi anche selettivi per misure e progetti, per l'assegnazione delle risorse. La quota di cofinanziamento regionale non pu? superare la misura del cinquanta per cento delle spese ammesse e rendicontate e non pu? comunque eccedere la percentuale di partecipazione economica delle imprese. Anche per le risorse di cui al comma 1 valgono le prescrizioni stabilite alle lettere b), c), e), f), g), h) ed i) del comma 2 dell'articolo 10.
3. Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione del Veneto (BUR) del provvedimento della Giunta regionale che approva ciascun bando, i soggetti di cui al comma 3 dell'articolo 2 devono presentare i progetti esecutivi inerenti la realizzazione degli obiettivi indicati dal bando medesimo. 4. La Giunta regionale approva i bandi di cui al comma 2 acquisito il parere della competente commissione consiliare che si esprime entro trenta giorni dalla richiesta. Trascorso tale termine si prescinde dal parere. (19)

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Art. 10 ter - Fondo di rotazione per la concessione di finanziamenti agevolati per i progetti presentati all'interno dei Patti di sviluppo distrettuale.
1. La Giunta regionale ? autorizzata ad istituire, presso un ente qualificato da scegliersi nel rispetto della disciplina comunitaria, un apposito fondo di rotazione per la concessione di finanziamenti agevolati per i progetti presentati all'interno dei Patti di sviluppo distrettuale, definendo con proprio provvedimento le modalit? operative dello stesso.
2. Nel fondo confluiscono le risorse assegnate sulla base dei riparti annuali del fondo unico regionale per lo sviluppo economico e le attivit? produttive di cui all'articolo 55 della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112", allocate all'upb U0053 "Interventi a favore delle P.M.I." del bilancio di previsione, nonch? ulteriori risorse attribuite per le medesime finalit?.
3. La Giunta regionale provvede agli adempimenti previsti dall'Unione europea per dare attuazione alle misure di aiuto previste dal presente articolo e stabilisce annualmente i criteri di utilizzo del fondo medesimo. (20)
Art. 11 - Criteri di valutazione.
1. I criteri di valutazione dei progetti esecutivi privilegiano:
a) il coinvolgimento di più province nel progetto;
b) la coerenza rispetto alle priorità strategiche della politica economica e occupazionale regionale e del patto di sviluppo distrettuale; c) l’assunzione di rischio e il grado di autofinanziamento dei promotori, tramite la misurazione della dimensione complessiva delle risorse autonomamente impegnate nel progetto;
d) la creazione di esternalità positive anche attraverso il sostegno dei livelli occupazionali e la formazione delle risorse umane, definite come beneficio sociale creato dalla realizzazione del progetto in termini di competenze, conoscenze, innovazioni diffuse nel distretto e non appropriabili o utilizzabili in via esclusiva da chi effettua l’investimento;
e) la valorizzazione di risorse e strutture locali, tramite il numero e la rilevanza delle strutture già presenti nel distretto coinvolte dal singolo progetto;
f) la partecipazione di più attori alla realizzazione del progetto, tramite il numero e la rilevanza dei soggetti coinvolti nel singolo progetto, con priorità accordata ai soggetti firmatari del patto di sviluppo distrettuale;
g) le maggiori prospettive sull’occupazione delle imprese coinvolte nel progetto anche tramite impiego di personale in mobilità. (21)
g bis) le sinergie e l’integrazione con progetti avviati coinvolgenti distretti produttivi di regioni confinanti sulla base di appositi accordi. (22)

Art. 11 bis
- Criteri di valutazione dei progetti per le aggregazioni d’impresa.
1. I criteri di valutazione dei progetti ai fini della predisposizione delle graduatorie relative agli interventi di cui al comma 1 bis dell’articolo 12 sono:
a) il maggior numero di imprese partecipanti al progetto;
b) la coerenza rispetto alle priorità strategiche della politica economica e occupazionale regionale;
c) il maggior numero di università, parchi scientifici e tecnologici, enti locali e altri soggetti di diritto pubblico presenti nel territorio regionale, coinvolti nel progetto; d) grado di assunzione di autofinanziamento e relativa percentuale richiesta di sostegno regionale;
e) le maggiori prospettive sull’occupazione delle imprese coinvolte nel progetto anche tramite impiego di personale in mobilità;

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f) i migliori interventi in materia di innovazione e trasferimento tecnologico secondo i parametri individuati dai bandi. (23)

Art. 11 ter - Criterio di premialità.

1. I bandi di attuazione possono prevedere, per specifiche misure, l’attribuzione di ulteriori sostegni ai progetti presentati, ritenuti meritevoli secondo criteri di premialità, con un contributo nella misura stabilita dai bandi, sino ad un massimo del dieci per cento della spesa regolarmente rendicontata a saldo.
2. I criteri di premialità, regolati dagli specifici bandi, privilegiano i progetti che presentano:
a) la maggiore capacit{ d’accesso a ulteriori contributi nazionali e comunitari;
b) il minore scostamento della rendicontazione e la maggior coincidenza cronologica tra l’esecuzione dell’attivit{ e il progetto preventivato in fase di domanda;
c) la maggiore percentuale di sostegno non regionale con esclusione dei contributi di cui alla lettera a). (24)

Art. 12 – Interventi.
1. Sono oggetto d'intervento le seguenti iniziative:
a) realizzazione di opere ed infrastrutture strettamente funzionali e connesse al potenziamento, miglioramento e risanamento ambientale del territorio e delle aree produttive incluse nel sistema produttivo locale o altre attività rivolte alla riduzione delle emissioni inquinanti; (25)
b) attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo trasferimento tecnologico, interscambio di conoscenze e tecnologie, anche al fine delle compatibilità agli standard tecnici internazionali realizzate o commissionate da una molteplicit{ d’imprese aggregate in una delle forme previste dall’articolo 13; (26)
c) realizzazione, avvio o fusione per settori omogenei, di banche dati ed osservatori; (27)
d) realizzazione di servizi informatici e telematici, che attengano ai settori individuati dal patto di sviluppo distrettuale e destinati a fornire alle imprese informazioni di mercato, produttive e tecnologiche in grado di stimolare l'interazione e l’integrazione fra imprese della stessa filiera produttiva;
e) allestimento di temporanee esposizioni dimostrative di macchine, attrezzature, prototipi e servizi, con elevato contenuto tecnologico innovativo, attinenti la filiera produttiva di cui alla lettera d);
f) promozione commerciale di prodotti innovativi anche mediante l’organizzazione e la partecipazione a manifestazioni fieristiche, svolgimento di azioni pubblicitarie, effettuazione di studi e ricerche di mercato;
f bis) servizi logistici di sostegno al sistema distrettuale; (28)
f ter) riconversione del ciclo lavorativo ed interventi per il risparmio energetico e l’utilizzo di energia pulita su più siti produttivi. (29)
1 bis. Sono oggetto d’intervento per le aggregazioni di impresa ed in relazione ai bandi di cui all’articolo 10 bis le seguenti iniziative: (30)
a) progetti di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico anche tramite la condivisione di conoscenze specifiche del processo produttivo, al fine di accrescere la competitività;
b) attività di ricerca industriale, sviluppo precompetitivo, test di prototipi, test di campionari presso centri prova di distretto, laboratori universitari, parchi scientifici regionali o di imprese aderenti ad un distretto o metadistretto;
c) riconversione del ciclo lavorativo ed interventi per il risparmio energetico nonché per l’utilizzo di energia pulita su più siti produttivi; d) centri di assistenza post vendita all’estero, esclusivamente presso showroom attive appartenenti alla stessa categoria di filiera, come previsto nei bandi relativi ai distretti e metadistretti produttivi;
e) azioni logistiche aggregate tramite razionalizzazione dei trasporti, dell’immagazzinamento dei materiali, ai fini anche della riduzione dei consumi energetici;

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f) informatizzazione e introduzione delle nuove tecnologie per le comunicazioni; g) programmi di riconversione industriale per il sostegno all'occupazione; h) sostegno alla partecipazione a progetti della Unione europea.
2. Gli interventi di cui al comma 1 e al comma 1bis. sono concessi nel rispetto delle condizioni previste dai regolamenti di esenzione adottati dalla Commissione europea in virt? del Regolamento (CE) n. 994/1998 del 7 maggio 1998 sull'applicazione degli articoli 92 e 93 del Trattato CE a determinate categorie di aiuti di stato orizzontali ovvero in virt? di regimi notificati. Gli strumenti applicativi della legge precisano, di volta in volta, la tipologia di regime di esenzione applicabile ovvero l'avvenuto adempimento dell'obbligo di notifica se necessaria. (31)
Art. 12 bis - Disposizioni in materia di acquisizione di beni materiali ed immateriali.
1. I beni materiali e immateriali, conseguiti con la realizzazione dei progetti cofinanziati con i contributi regionali ai sensi della presente legge, appartengono ai proponenti e realizzatori dei progetti medesimi. Il patto di sviluppo deve contenere, pena la non ammissibilit?, le modalit? d'accesso ai risultati o ai beni conseguiti dai progetti da parte delle imprese sottoscrittrici il patto costituenti il distretto o metadistretto medesimo. 2. I singoli progetti devono contenere specifica previsione di quanto stabilito al comma 1. (32)
Art. 13 - Destinatari.
1. Possono concorrere alle agevolazioni finanziarie previste dalla presente legge in relazione agli interventi di cui all'articolo 12, comma 1:
a) per la lettera a): gli enti locali e le autonomie funzionali, i loro enti strumentali, gli enti strumentali regionali e le societ? a prevalente capitale pubblico aderenti al patto di sviluppo distrettuale e, se previsti dal bando, altri soggetti pubblici o privati;
b) per le lettere b), c), d), e), f), f bis, f ter: i consorzi d'impresa, le societ{ consortili, le associazioni temporanee d'impresa che siano partecipati, sia per i distretti produttivi che per i metadistretti, da almeno rispettivamente, dieci e quindici imprese aderenti al patto di sviluppo, nonch? secondo le modalit? previste dal bando, i soggetti di cui alle lettere d), e) e f) del comma 1 dell'articolo 4 e, se previsti dal bando, altri soggetti pubblici o privati e nei casi previsti dal bando entrambi.
2. Per accedere alle agevolazioni di cui al comma 2 dell'articolo 12 le imprese si costituiscono in associazioni temporanee di impresa o di scopo, in consorzi ovvero nelle altre forme di aggregazione previste dall'ordinamento giuridico. Alle predette aggregazioni possono inoltre aderire gli altri soggetti di cui all'articolo 4. (33)
Art. 14 - Attivit? di promozione e verifica.
1. La Giunta regionale svolge azione di promozione e di informazione nei confronti dei destinatari di cui all'articolo 13 ed attua altres? specifiche azioni di ispezione e verifica sullo stato di attuazione degli interventi ammessi. 1 bis. La Giunta regionale promuove altres? programmi e progetti promozionali presentati da enti pubblici, pubbliche amministrazioni, societ? a prevalente capitale pubblico, nonch? da soggetti privati non aventi finalit? di lucro, operanti nel territorio veneto. (34)
2. Il rappresentante del patto di sviluppo distrettuale di cui all'articolo 6 trasmette, con cadenza stabilita dalla Giunta regionale, le informazioni finanziarie ed una relazione contenente i risultati e le valutazioni degli interventi realizzati ai sensi della presente legge.
3. La Giunta regionale presenta annualmente alla Commissione consiliare competente una relazione sullo stato di attuazione della presente legge.

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Art. 14 bis - Promozione economica distrettuale e metadistrettuale.
1. La Giunta regionale promuove l'accesso ad idonee agenzie di valutazione del merito di credito per i distretti produttivi e per i metadistretti e delle relative imprese che ne fanno parte, ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali creditizi in considerazione del recepimento degli accordi di Basilea in materia bancaria e finanziaria. 2. La Regione promuove le iniziative dei distretti, dei metadistretti, delle aggregazioni di imprese e delle singole imprese ad essi aderenti, volte all'accertamento dei presupposti che consentono l'accesso ad agevolazioni ed incentivi tributari e contributivi ed all'espletamento degli adempimenti previsti per la concessione dei relativi benefici. (35)
Art. 15 - Norma finanziaria.
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, quantificati in euro 15.000.000,00 per ogni esercizio del triennio 2003-2005, si fa fronte con le risorse allocate all'u.p.b. U0053 "Interventi a favore delle PMI" del bilancio di previsione 2003 e pluriennale 2003-2005, che vengono incrementate mediante prelevamento di pari importo dall'u.p.b. U0186 "Fondo speciale per le spese di investimento", partita n. 6 "Interventi per lo sviluppo del sistema dei distretti industriali (quota finanziata con il fondo unico regionale per lo sviluppo economico di cui all'articolo 55 della legge regionale n. 11/2001 )" per competenza e cassa quanto all'esercizio 2003 e per sola competenza quanto ai due esercizi successivi.
Art. 16 - Norma di prima applicazione.
(omissis) (36)
Art. 17 - Disposizioni finali.
1. Dall'entrata in vigore della presente legge, cessa di avere efficacia il Provvedimento del Consiglio regionale n. 79 del 22 novembre 1999, "Individuazione dei distretti industriali del Veneto", adottato ai sensi della legge 5 ottobre 1991 n. 317 "Interventi per l'innovazione e lo sviluppo delle piccole imprese" e successive modificazioni.

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Note
(1) Titolo cos? modificato dall'art. 1 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 , in precedenza il titolo era "Disciplina dei distretti produttivi ed interventi di politica industriale locale".
(2) Vedi anche le disposizioni previste dall'art. 17, comma 3 e l'art. 18 della legge regionale 18 maggio 2007, n. 9 .
(3) Comma cos? modificato da comma 1 art. 2 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con l'aggiunta dopo la parola "promuove" delle parole "tenendo conto del principio di concertazione".
(4) Comma cos? modificato da comma 2 art. 2 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con l'aggiunta dopo le parole "distretti produttivi" delle parole "e delle altre forme di aggregazione produttiva".
(5) Articolo cos? sostituito da art. 3 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(6) Articolo cos? sostituito da art. 4 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(7) Articolo cos? sostituito da art. 5 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(8) Articolo cos? sostituito da art. 6 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(9) Articolo cos? sostituito da art. 7 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(10) Articolo cos? sostituito da art. 8 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(11) Rubrica cos? sostituita da comma 1 art. 9 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 , con l'aggiunta delle parole "e metadistretti". (12) Comma cos? modificato da comma 2 art. 9 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con l'aggiunta alla fine delle parole "e metadistretti".
(13) comma cos? modificato da comma 3 art. 9 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con la sostituzione delle parole "indicato all'articolo 5" con le parole "indicate all'articolo 7 comma 3".
(14) Comma cos? modificato da comma 4 art. 9 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con la sostituzione delle parole "di cui all'articolo 5" con le parole "presentati ai sensi dell'articolo 8".
(15) Lettera cos? sostituita da comma 1 art. 10 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5
(16) Comma cos? sostituito da comma 2 da art. 10 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(17) Comma aggiunto dal comma 3 art. 10 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(18) Comma aggiunto da comma 1 art. 19 legge regionale 16 agosto 2007, n. 21 .
(19) Articolo aggiunto da art. 11 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(20) Articolo aggiunto da comma 1 art. 45 legge regionale 19 febbraio 2007, n. 2 .
(21) Lettera cos? sostituita da comma 1 art. 12 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(22) Lettera aggiunta da comma 2 art. 12 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(23) Articolo aggiunto da art. 13 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(24) Articolo aggiunto da art. 14 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(25) Lettera cos? modificata da comma 1 art. 15 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con l'aggiunta alla fine delle parole "o altre attivit{ rivolte alla riduzione delle emissioni inquinanti".
(26) Lettera cos? modificata da comma 2 art. 15 legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 con l'aggiunta dopo le parole "sviluppo precompetitivo" delle parole "trasferimento tecnologico, interscambio di conoscenze e tecnologie, anche al fine delle compatibilit{ agli standard tecnici internazionali".
(27) Lettera cos? sostituita da comma 3 art. 15 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(28) Lettera aggiunta da comma 4 art. 15 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(29) Lettera aggiunta da comma 5 art. 15 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(30) Comma aggiunto dal comma 6 art. 15 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(31) Comma cos? sostituito dal comma 7 art. 15 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(32) Articolo aggiunto da art. 16 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(33) Articolo cos? sostituito da art. 17 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(34) Comma aggiunto da comma 2 art. 19 legge regionale 16 agosto 2007, n. 21 .
(35) Articolo aggiunto da art. 18 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 .
(36) Articolo abrogato da art. 19 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 . L'articolo 20 della legge regionale 16 marzo 2006, n. 5 detta disposizioni transitorie per l'anno 2006 stabilendo che: "1. Per l'anno 2006 ? consentita l'ammissione al riconoscimento a distretto produttivo, o a metadistretto, esclusivamente ai distretti produttivi riconosciuti nell'anno 2003, che intendono ricandidarsi, secondo le modalit{ di cui all'articolo 8 della legge regionale 4 aprile 2003, n. 8 come modificato dall'articolo 8 della presente legge, non oltre il 1° giugno 2006. Le camere di commercio e le province interessate, entro il 1° luglio 2006 provvedono alle verifiche di cui all'articolo 7 della legge regionale 4 aprile 2003, n. 8 come modificato dall'articolo 7 della presente legge e trasmettono il patto corredato dal parere di cui al comma 1 del medesimo articolo 7 alla struttura regionale competente ai fini delle conseguenti determinazioni. Entro il 24 luglio 2006 la struttura regionale competente, acquisiti i pareri previsti, invia i patti pervenuti, corredati della documentazione e della relazione conclusiva alla Giunta regionale che provvede all'approvazione dei nuovi patti di sviluppo ritenuti idonei e all'emanazione dei bandi.
2. Per l'anno 2006 il termine di cui al comma 2 dell'articolo 10 bis della legge regionale 4 aprile 2003, n. 8 come introdotto dall'articolo 11 della presente legge pu? essere differito sino al 30 novembre 2006, con provvedimento della Giunta regionale.
3. Per l'anno 2006 il termine di novanta giorni di cui al comma 3 dell'articolo 10 della legge regionale 4 aprile 2003, n. 8 come modificato dall'articolo 10 della presente legge, viene ridotto a sessanta giorni.".

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Le imprese che aderiscono al Distretto operano nel comparto 23 (“Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi”) delle attivit{ manifatturiere (C), in particolare nella ripartizione 23.1 (“Fabbricazione di vetro e di prodotti in vetro”), secondo quanto predisposto dalla classificazione Ateco 2007 delle attività economiche:

C ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
23 FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
23.1 FABBRICAZIONE DI VETRO E DI PRODOTTI IN VETRO
23.11 FABBRICAZIONE DI VETRO PIANO
23.12 LAVORAZIONE E TRASFORMAZIONE DEL VETRO PIANO
23.13 FABBRICAZIONE DI VETRO CAVO
23.14 FABBRICAZIONE DI FIBRE DI VETRO
23.19 FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DI ALTRO VETRO (INCLUSO VETRO PER USI TECNICI), LAVORAZIONE DI VETRO CAVO


Il Distretto ha stipulato un Patto per lo Sviluppo in cui vengono definite le linee guida (suddivise in macro ambiti) necessarie per una politica di sviluppo:
„h Promozione commerciale e produttiva
A causa della continua instabilita economica che colpisce il comparto del vetro di Murano, per garantire la sopravvivenza delle realta produttive che aderiscono al Distretto, sono necessarie vere e proprie attivita di promozione del Vetro Artistico di Murano in Italia e nel resto del mondo.
„h Tutela, promozione e normazione del Marchio del Vetro Artistico
Si tratta di campagne di sostegno alla promozione del Marchio del vetro ArtisticoR Murano, simbolo e garanzia di tutela del consumatore e formidabile strumento di marketing per il Distretto produttivo del Vetro Artistico di Murano.


„h Ricerca e innovazione
Per valorizzare i prodotti, stimolare nuova imprenditorialita e dunque dare continuita ad azioni di sostegno e sviluppo alla ricerca industriale e all'innovazione sono promosse dal Distretto iniziative comuni o condivise che consentano di rilanciare obiettivi di eccellenza tecnica, artistica e di creativita indispensabili per sostenere con successo la competizione con i paesi emergenti.

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„h Cultura produttiva e identita locale
Il patrimonio vetrario, artistico e culturale di Murano costituisce opportunita importanti per lo sviluppo delle attivit{ economiche dell¡¦Isola e di Venezia. Vanno dunque promosse la conservazione e la valorizzazione che sono da considerare come importanti per la conseguente riqualificazione della manodopera, per la crescita civile, culturale e sociale dell'intera Isola e dell¡¦intero contesto lagunare.
„h Formazione e qualificazione delle conoscenze locali
Le attivita di formazione promosse dal Distretto sono un elemento irrinunciabile soprattutto in vista di una timida ripresa economica. La volonta del Distretto e quella di sviluppare azioni volte a favorire la sinergia attraverso forme anche nuove di intervento tra le imprese, gli enti formativi e il mondo giovanile.
„h Qualita ambientale
La tutela ed il rispetto dell'ambiente promossi dal Distretto vedono un crescente impegno da parte delle imprese e degli Enti Pubblici attraverso l'individuazione di alcune progettualita a valenza distrettuale.
„h Organismi di rappresentanza e di governance distrettuale
I soggetti firmatari, alla luce dell¡¦esperienza e della forte vocazione internazionale insita nella realt{ produttiva muranese, hanno evidenziato la necessita di provvedere ad una definizione organizzativa e a un coordinamento generale, che possano insieme dare un¡¦immagine coordinata del Distretto del Vetro Artistico muranese e garantire un¡¦operativit{ e una visibilit{ necessarie allo sviluppo univoco dell¡¦Isola. Per tali motivi il Distretto si e dotato di una sede ufficiale e di una Segreteria Generale in grado di favorire il coordinamento permanente delle varie attivita e progettualita.
I principali organismi di gestione e rappresentanza del Distretto sono:
¡P Consorzio Promovetro Murano
¡P Comune di Venezia
Attualmente il Distretto non aderisce alla Federazione Distretti Italiani.
Con il Distretto collabora strettamente la Scuola del Vetro Abate Zanetti, desiderosa di dare un assetto organico ad una realta cosi variegata e multiforme come quella muranese. Essa e propensa alla creazione dell' "Osservatorio e Banca Dati" del Distretto del Vetro artistico, all¡¦ elaborazione di proposte operative per selezionare specifiche modalita di trasferimento tecnologico e alla messa in rete dei dati gestiti dall'Osservatorio attraverso la realizzazione del progetto "Portale del Distretto del Vetro Artistico di Murano".
Particolarmente importante all¡¦interno di questo organismo e la presenza del Consorzio Promovetro, nato per promuovere il Distretto sia in Italia che all¡¦estero usando come propria arma vincente il Marchio ¡§Vetro Artistico di Murano¨.

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Il marchio oggi è una forma di protezione indispensabile e deriva dalla necessit{ di proteggere la tecnologia, l’immagine, il nome ed i prodotti dall’utilizzo che altri possano farne senza alcuna autorizzazione. Il marchio, tutelato a livello nazionale, è un segno distintivo atto a far riconoscere sul mercato i prodotti di un determinato imprenditore rispetto a quelli concorrenti. Il diritto all’utilizzo del marchio viene concesso in esclusiva a ciascun imprenditore che lo richiede e che, dopo una iniziale registrazione3, sarà soggetto al rispetto di regolamenti concernenti la durata e gli adempimenti fiscali ed amministrativi a suo carico. La legge vuole che tale iter sia fatto in altri Stati Membri europei qualora vi sia il desiderio di proteggere il proprio marchio in più stati. In questo caso specifico l’Unione Europea interviene introducendo il cosiddetto “Marchio Comunitario”4 che consente al marchio di vedersi riconosciuta una idonea protezione in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea.


Il binomio vetro-arte continua a essere una caratteristica di Murano tanto che, con costanza e impegno, gli imprenditori locali si attivano per mantenere e rafforzarne immagine e livelli qualitativi. Sono stati così creati strumenti di servizio alle imprese come i consorzi specializzati nella promozione, commercializzazione e acquisto collettivo delle materie prime. Ma il loro risultato più importante è, senza dubbio, il marchio di qualità “Vetri Murano” che si propone di salvaguardare la produzione muranese dalle sfide della concorrenza a basso costo.


Con il marchio Vetro Artistico di Murano, istituito e disciplinato dalla Legge Regione Veneto n. 70 del 23/12/'94 e registrato e depositato presso l'Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno di Alicante al n. 000481812, si riconoscono i veri vetri soffiati artigianali, lavorati secondo le tecniche tradizionali dei Maestri vetrai muranesi.


La Regione del Veneto, nel più ampio contesto della tutela e valorizzazione della produzione e commercializzazione dei prodotti tipici e tradizionali veneti, tutela e promuove la denominazione d'origine dei manufatti artistici in vetro realizzati nell'isola di Murano, in quanto patrimonio della storia e della cultura secolare di Venezia. La Regione Veneto è la titolare del marchio che è affidato in gestione esclusiva, previo esperimento di apposita procedura concorsuale, al Consorzio Promovetro di Murano, l'organismo cui aderiscono Confartigianato Venezia ed Unindustria Venezia, per difendere e promuovere la tradizione millenaria della produzione artistica del vetro sull'isola di Murano, valorizzandone l'immagine in tutto il mondo.

3 Si attua la legislazione nazionale dello stato in cui viene fatta domanda.
4 Introdotto dal Regolamento CE 40/94.

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Legge regionale 23 dicembre 1994, n. 70 (BUR n. 109/1994)
MARCHIO VETRO ARTISTICO DI MURANO


o Art. 1 - Finalità.
o Art. 2 - Istituzione del marchio.
o Art. 3 - Concessione dell'uso del marchio.
o Art. 4 - Produzioni vetrarie tutelate.
o Art. 5 - Elenco dei produttori concessionari dell'uso del marchio.
o Art. 5 bis - Consorzio per la promozione del marchio Vetro artistico di Murano.
o Art. 5 ter - Rapporti della Regione con il Consorzio.
o Art. 6 - Comitato di tutela.
o Art. 7- Compiti del Comitato di tutela.
o Art. 8 - Regolamento d'uso.
o Art. 9 - Procedure.
o Art. 9 bis - Contributi.
o Art. 10 - Norma finanziaria.
Art. 1 - Finalità.
1. La Regione Veneto, nel più ampio contesto della tutela e valorizzazione della produzione e commercializzazione dei prodotti tipici e tradizionali veneti, tutela e promuove la denominazione d'origine dei manufatti artistici in vetro realizzati nell'isola di Murano, in quanto patrimonio della storia e della cultura secolare di Venezia.
Art. 2 - Istituzione del marchio.
1. La Giunta regionale, entro il 30 giugno 1996 (1), è autorizzata a presentare domanda per la registrazione del marchio collettivo Vetro artistico di Murano, ai sensi dell'articolo 22 del regio decreto 21 giugno 1942, n. 929 così come modificato dal decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 480.
Art. 3 - Concessione dell'uso del marchio.
1. La Giunta regionale può concedere l'uso del marchio di cui all'articolo 2 esclusivamente ai soggetti che producono vetri artistici nel territorio dell'isola di Murano e al Consorzio da loro costituito per la promozione del marchio del vetro artistico di Murano al quale, a mezzo di apposita convenzione, è affidato l’esercizio dei compiti di cui all’articolo 5 bis. (2)
1 bis. La licenza d’uso del marchio è concessa a titolo oneroso ai soggetti che producono vetri artistici nel territorio dell’isola di Murano.
1 ter. Il Consorzio di cui all’articolo 5 bis è autorizzato a determinare la quantificazione delle somme dovute per ottenere la licenza d’uso nell’ambito dei criteri previsti dalla convenzione di cui all’articolo 5 ter.

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1 quater. Il Consorzio concessionario introita le somme di cui al comma 1 ter destinando i relativi proventi al finanziamento dell’attivit{ di gestione e di promozione del marchio stesso. (3)
Art. 4 - Produzioni vetrarie tutelate.
1. Ai fini della presente legge sono tutelati i manufatti in vetro prodotti nell'isola di Murano secondo criteri artistici e produttivi che, ancorchè innovativi, rispettino la tradizione muranese quali, a titolo esemplificativo:
a) vetri di prima lavorazione;
b) vetri incisi, decorati e molati;
c) specchi;
d) articoli per illuminazione;
e) perle, conterie e murrine;
f) vetri a lume.
Art. 5 - Elenco dei produttori concessionari dell'uso del marchio.
1. I soggetti ai quali è stato concesso l'uso del marchio di cui all'articolo 2 sono iscritti in apposito elenco depositato presso la Giunta regionale.
Art. 5 bis - Consorzio per la promozione del marchio Vetro artistico di Murano.
1. La Regione promuove la costituzione di un Consorzio, anche di secondo grado, concessionario del marchio, costituito ai sensi degli articoli 2602 e seguenti del codice civile tra le imprese che producono vetri artistici nel territorio dell’isola di Murano e le associazioni di categoria. Il Consorzio ha le seguenti finalità:
a) promuovere il marchio del Vetro artistico di Murano;
b) svolgere i compiti di cui al comma 3.
2. Lo statuto del Consorzio di cui al comma 1 deve prevedere la rappresentanza delle associazioni di categoria dei produttori interessati nella composizione degli organi del Consorzio medesimo.
3. Il Consorzio di cui al comma 1:
a) cura le attività connesse alla concessione d’uso del marchio nonché l’istruttoria per la formazione dell’elenco dei concessionari del marchio di cui all’articolo 5;
b) concorre con la Regione del Veneto all’attivit{ di tutela del marchio, vigila sull’osservanza del regolamento d’uso di cui all’articolo 8, controlla l’utilizzo del marchio da parte delle imprese consorziate. (4)
Art. 5 ter - Rapporti della Regione con il Consorzio.
1. Al fine di disciplinare i rapporti con il Consorzio la Regione, sentito il Comitato di tutela, stipula un’apposita convenzione. Nella convenzione deve, in particolare, essere previsto:
a) l’obbligo di depositare presso la Regione:
1) le variazioni dell’atto costitutivo, dello statuto e dell’elenco dei consorziati;
2) la copia autentica del bilancio consuntivo relativo all’anno precedente;

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3) la relazione annuale del Presidente del Consiglio di amministrazione sottoscritta congiuntamente dal Presidente del Collegio sindacale, qualora costituito redatta secondo i criteri stabiliti dal Comitato di tutela, dalla quale risulti l’attivit{ del Consorzio in adempimento della presente legge;
b) l’obbligo del pareggio di bilancio nello svolgimento della propria attivit{ a favore del marchio;
c) l’obbligo della sede legale in Venezia, preferibilmente presso una istituzione pubblica.
2. La Giunta regionale esercita, con la collaborazione del Comitato di tutela, la vigilanza sulle attività svolte dal Consorzio secondo i criteri e le modalit{ fissati dalla convenzione e dal regolamento d’uso.
3. Qualora il Consorzio non assuma le misure idonee alla prevenzione della contraffazione da parte di terzi o dell’utilizzazione del marchio in modo non conforme al regolamento d’uso da parte dei concessionari, od ometta di procedere ai controlli e di applicare le sanzioni previste nel proprio statuto, la Giunta regionale esercita l’attivit{ di controllo e sanzionatoria sui singoli concessionari al fine di evitare la decadenza del marchio, nonchè revoca la concessione data al Consorzio. (5)
Art. 6 - Comitato di tutela.
1. E' istituito presso la Giunta regionale il Comitato di tutela del marchio Vetro artistico di Murano.
2. Il Comitato è composto da sette esperti nel settore del vetro artistico operanti nell'isola di Murano, designati:
a) tre congiuntamente dalle associazioni artigiane maggiormente rappresentative a livello provinciale, presenti e operanti nel comune di Venezia;
b) due congiuntamente dalle associazioni industriali e della piccola e media industria della provincia di Venezia;
c) due dalla Stazione sperimentale del Vetro di Murano.
3. Il Comitato è costituito con decreto del Presidente della Giunta regionale e dura in carica cinque anni. La costituzione può avvenire qualora siano stati designati almeno due terzi dei componenti.
4. Le funzioni di segreteria sono svolte da un dipendente regionale con qualifica non inferiore a funzionario.
5. Ai componenti il Comitato è corrisposto unicamente, ove spetti, il rimborso delle spese di viaggio nella misura prevista dalla normativa vigente per i dipendenti della Regione.
Art. 7- Compiti del Comitato di tutela.
1. Il Comitato svolge i seguenti compiti:
a) predispone il progetto di regolamento d'uso di cui all'articolo 2 comma 2 del regio decreto 21 giugno 1942, n. 929 e cura la proposizione delle eventuali modifiche;
b) stabilisce i criteri con cui deve essere redatta la relazione annuale di cui all’articolo 5 ter, comma 1 lettera a), numero 3;
c) vigila sull'attività del Consorzio per la promozione e gestione del marchio ed esprime annualmente alla Giunta il proprio parere circa l’attivit{ svolta dallo stesso nell’anno precedente;
d) esprime il proprio parere alla Giunta regionale nel procedimento di ricorso in opposizione previsto all’articolo 9 comma 2. (6)
Art. 8 - Regolamento d'uso.
1. La Giunta regionale approva il regolamento d'uso previsto dall'articolo 2 del regio decreto 21 giugno 1942, n. 929 sulla base del progetto di regolamento predisposto dal Comitato di tutela.

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2. Il regolamento d'uso, tra l'altro, definisce:
a) i caratteri fondamentali del Vetro artistico di Murano con particolare riferimento ai modelli, forme, stili, decori tipici o innovativi, ma riconducibili a quelli tipici, alle tecniche di lavorazione e produzione, nonchè alle tipologie merceologiche dei materiali utilizzati in conformità alle norme UNI;
b) la previsione dell'obbligo per i soggetti concessionari dell'uso del marchio, di esporre e vendere nei luoghi di produzione esclusivamente i vetri artistici di Murano e comunque, di evitare nella esposizione e vendita la promiscuità con prodotti privi del marchio.
Art. 9 - Procedure.
1. La Giunta regionale, entro il 30 giugno 1996 (7), delibera le modalità di presentazione delle domande di concessione dell'uso del marchio.
2. Contro il provvedimento di diniego di concessione dell'uso del marchio e contro il provvedimento di revoca del provvedimento di concessione medesimo, è ammesso ricorso in opposizione alla Giunta regionale, entro trenta giorni dalla ricezione del provvedimento. La Giunta regionale decide, sentito il Comitato di tutela di cui all’articolo 7. (8)
Art. 9 bis - Contributi.
1. Al Consorzio per la promozione del marchio del vetro artistico di Murano la Regione concede contributi nella misura massima del quaranta per cento della spesa ammissibile per la propria attività istituzionale.
2. La Giunta regionale, sulla base del regolamento d’uso del marchio, stabilisce annualmente i criteri e le modalità per la concessione dei contributi.
3. Per ottenere i contributi di cui al comma 1 il Consorzio presenta al Presidente della Giunta regionale entro il 31 marzo di ogni anno apposita domanda corredata dal programma delle attività e dal preventivo di spesa.
4. La Giunta regionale entro centoventi giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 3 provvede all’assegnazione dei contributi.
5. Entro il mese di marzo successivo il Consorzio deve presentare la documentazione della spesa effettivamente sostenuta, pena la revoca.
6. Qualora la spesa sostenuta risulti inferiore a quella presa a base per l’assegnazione del contributo, lo stesso è ridotto proporzionalmente alla spesa accertata. (9)
Art. 10 - Norma finanziaria.

NOTE
(1) Termine così modificato da art. 17 legge regionale 5 febbraio 1996, n. 6 .
(2) Comma così modificato da comma 1 art. 1 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .
(3) Commi 1 bis, 1 ter e 1 quater aggiunti da comma 1 dell’art. 4 della legge regionale 25 febbraio 2005, n. 7 .
(4) Articolo aggiunto da comma 1 art. 2 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .
(5) Articolo aggiunto da comma 2 art. 2 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .
(6) Articolo così sostituito da comma 1 art. 3 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .
(7) Termine così modificato da art. 17 legge regionale 5 febbraio 1996, n. 6 , che ha sostituito l'originario termine "entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge".
(8) Comma così modificato da comma 1 art. 4 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 , che ha aggiunto in fondo l'ultima frase.
(9) Articolo aggiunto da comma 1 art. 5 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .
(10) Disposizione finanziaria ad effetti esauriti. Precedentemente articolo sostituito da comma 1 art. 6 legge regionale 9 dicembre 1997, n. 39 .


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Il Marchio Vetro Artistico di Murano è un marchio di garanzia del consumatore ed è uno dei simboli più famosi del Made in Italy: è stato presentato ufficialmente alla Stampa e al pubblico nel Settembre 2002 dal Consorzio Promovetro che ha lanciato la fortunata campagna pubblicitaria, a cura dell' Agenzia Armando Testa, la cui immagine "No Global" rappresenta un Maestro vetraio sereno e soddisfatto accanto alla sua opera insieme ad una scritta che commenta: "Il vetro di Murano è fatto solo a Murano".


Studio di Murano, può essere di due colori: rosso o blu a seconda del tipo di lavorazione che è stata fatta sull'oggetto in vetro; la figura che lo caratterizza rappresenta uno strumento tipico del lavoro del vetro: la “borsella”5 muranese, un attrezzo risalente, si dice, al 1000 a.C., nell'atto di plasmare un oggetto a forma di piatto.
I bollini adesivi anticontraffazione sono inamovibili e non riutilizzabili pena la rottura; essi sono applicati su ogni singolo prodotto.


Con il preciso scopo di evitare contraffazioni, il marchio riporta il codice identificativo dell'azienda concessionaria, l’unica a poterlo utilizzare.


Le aziende concessionarie sono le aziende produttrici di vetro nell'isola di Murano che hanno sottoscritto apposito contratto di concessione d'uso del "Marchio del Vetro Artistico di Murano". Esse possono apporre sui propri prodotti il bollino raffigurante il marchio con il proprio codice identificativo.

5 Pinza utilizzata insieme ad una spatola dal servente e serventino che manipolano a loro volta il vetro poiché sono gli aiutanti del maestro. Queste due figure sorreggono la lunga canna metallica sulla quale il maestro soffia per dare al vetro la forma desiderata


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Le produzioni vetrarie tutelate sono tutti i manufatti in vetro prodotti nell'Isola secondo criteri innovativi, artistici e produttivi che rispettano la tradizione muranese:
vetri di prima lavorazione
perle, conterie e murrine
vetri a lume
vetri incisi, decorati e molati
Specchi
articoli per illuminazione
La Regione del Veneto (presso la cui Giunta è stato istituito un Comitato di Tutela del Marchio, composto da sette esperti nel settore del vetro artistico operanti nell'isola di Murano, a ulteriore garanzia per il consumatore e per i produttori) concede l'autorizzazione all'uso del marchio mediante l’apposizione del bollino sui prodotti di propria produzione, solo dopo aver ricevuto il parere favorevole dal Consorzio Promovetro e dopo aver effettuato specifici sopralluoghi ed attente ed accurate verifiche presso le aziende al fine di verificare il rispetto delle condizioni previste nel Regolamento d'uso del marchio.


Tiozzo Sergio 068
Alessandro Mandruzzato 038
Ars Murano srl 029
Artigianato Muranese 036
De Biasi S.R.L. 031
Di Pi Vetreria Artigiana 033
Ercole Moretti & F.lli snc 003
Esse2 sas 065
Ferro Lorenzo 060
Formia srl 037
Fratelli Tosi srl 021
Galliano Ferro snc 009
BP 063
D'Este Pacifico Vetreria 059
Eugenio Ferro & C. 1929 srl 050
Fornasier Luigi snc 041
Gambaro e Poggi Vetreria Artistica sas 022
Gino Cenedese e Figlio 011
La Fornasotta 061
Manuela Zanvettori Bijoux 067
Oball snc 004
P.M.G. F.lli Pitau snc 053
Polychromy srl 073
Scuola del Vetro A. Zanetti 055
Signoretto Lampadari di Loris Omar & C. snc 030
Simone Giovanni Cenedese Murano sas 057
Vetreria Artistica EFFE 024
Zanetti Vetreria Artistica srl 023
African art jck perle etniche 066
De Majo Illuminazione srl 035
Elite Murano Vetreria Artistica srl 044
Ferro Murano srl 007
Futura T&B snc 001
Idea Murano srl 048
La Perla Veneziana snc 026
Panizzi Eugenio snc 046
Seguso Gianni 032
Vetreria Artistica La Fenice 042
Ongaro & Fuga snc 002
Ragazzi & C. snc 015
Vetreria Accaeffe srl 070
Zanchi srl 014

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Nel 2009 alcuni tra i più rinomati e prestigiosi negozi concessionari dei prodotti in vetro di Murano ( con aggiornamento ripetuto 19 Febbraio 2010) hanno sottoscritto con il Consorzio Promovetro un apposito contratto. Questa importante decisione è maturata dall’ esasperazione dei commercianti di fronte alle imitazioni e dalla considerazione che i turisti sono ben consapevoli che non tutto quello che viene spacciato come originale lo è davvero. Con loro si schiera il neo-eletto Sindaco di Venezia, Giorgo Orsoni consapevole che i prodotti cinesi invadono il mercato, anche qui ed aggiunge che Venezia non può diventare l’isola dei Cinesi.
In un articolo apparso sul Gazzettino nel Marzo 2009 e dal titolo accattivante A Murano è “guerra del vetro”: stop al made in China alcuni dei concessionari autorizzati, seppur nell’anonimato, giustificano la loro decisione di aderire al Marchio, fiduciosi di trovare la giusta soluzione ad un problema di grave entità come il Made in China. “Perdiamo ore a spiegare ai turisti il valore dell’acquisto del vetro marchiato, dopodiché vediamo nei negozi di fianco vetro straniero spacciato per originale di Murano, venduto, ovviamente, a prezzi più accessibili. Insomma, nelle vetrine si vede l’oggetto esposto con la scritta “Murano” (è accaduto perfino in un negozio “tutto a un euro”), poi però i commessi applicano il bollino al momento dell’acquisto, magari su del vetro che, in verit{, è stato prodotto non nell’isola ma in altre città o paesi”.


L’inevitabile conseguenza è che turisti inesperti, nel desiderio di possedere un monile o un souvenir da Venezia, acquistano quello a prezzo più basso la cui provenienza è dubbia, seppur esso sia spacciato come l’originale. L’amara realt{ del commercio artistico vetrario veneziano è che “a farne le spese, nel vero senso della parola, sono quei commercianti che puntano sulla qualità e che vedono svanire gli affari sotto i propri occhi”.



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L’appello per la tutela e il riconoscimento del vetro muranese è stato rivolto, oltre che a trasmissioni televisive come “Striscia la Notizia”, a Comune, Regione e Ascom che, in modo unanime, si sono uniti tra loro ribadendo la necessità che “i negozianti non spaccino la loro paccottiglia per vetro di Murano: non deve più essere possibile spacciare i cocci per il nobile vetro muranese”.
Da parte sua “il Consorzio Promovetro, nell'ambito della propria attività di promozione del marchio, autorizza le attività di commercio al dettaglio su aree private che ne fanno richiesta e che si impegnano a rispettare le condizioni previste da apposito regolamento, ad apporre presso i propri locali delle vetrofanie raffiguranti il logo del marchio e il numero identificativo agli stessi assegnato. Lo stesso Presidente, Gianfranco Albertini, considerando che la gente che viene a Venezia è stanca di tornare a casa e scoprire che i vetri che hanno acquistato sono stati fatti altrove constata che è necessario agire per moralizzare il mercato”.
Grazie a tale contratto i negozi autorizzati hanno il consenso di esporre la vetrofania ma sono obbligati al rispetto del Regolamento d’Uso del Marchio Vetro Artistico di Murano.



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REGOLAMENTO D’USO DEL MARCHIO DI MURANO

1. La Regione del Veneto è titolare esclusiva del marchio "Vetro artistico di Murano" di cui alla Legge
Regionale 23 dicembre 1994, n. 70 e successive modificazioni ed integrazioni
2. Tale marchio è stato registrato presso Ufficio per l'Armonizzazione nel mercato interno di Alicante con il
n. 481812
3. La raffigurazione grafica del marchio è contenuta nel relativo manuale "Vetro artistico di Murano"
4. La Giunta Regionale, su parere del Consorzio gestore del marchio di cui all'art. 5 bis della L.R. 23
dicembre 1994, n. 70, concede in uso tale marchio alle aziende che producono vetri artistici nel territorio dell'isola di Murano, che ne facciano richiesta e dimostrino, al momento della presentazione della domanda, di essere in possesso dei seguenti requisiti:
a. siano regolarmente iscritte al registro imprese e/o all'albo delle imprese artigiane della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.) con voci principali attinenti la produzione del vetro;
b. risultino attive in tali registri;
c. siano in regola con il versamento dei contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi relativi a titolari e dipendenti;
d. non risultino in procedura concorsuale, concordato preventivo o in fallimento;
e. il titolare, i soci, i familiari collaboratori, non risultino condannati con sentenze penali passate in giudicato per reati contro il patrimonio o la correttezza commerciale;
f. non risultino protestati nei cinque anni precedenti la presentazione della richiesta di uso del marchio; non risultino aperti a loro carico procedimenti da parte di enti pubblici nazionali od internazionali per comportamenti commerciali scorretti che abbiano recato danno alla produzione vetraria muranese;
g. siano adeguatamente strutturate in relazione al tipo, qualità e quantità della propria reale produzione, tenuto conto dell'apporto dei titolari dei soci e dei collaboratori
5. L'uso del marchio non sarà consentito per prodotti che vengono semilavorati fuori dall'isola di Murano
6. L'uso del marchio può essere consentito esclusivamente per prodotti realizzati nell'isola di Murano,
secondo criteri che pur innovativi, siano coerenti con la tradizione muranese quali: - VETRI DI PRIMA LAVORAZIONE: vetri sodocalcici trasparenti, colorati e opachi prodotti in forno a crogiolo o a vasca dalla fusione di miscele vetrificabili costituite da materie prime naturali e sintetiche e rottame di vetro ad esclusione del rottame di vetro non prodotto a Murano. La lavorazione viene effettuata prevalentemente a mano e/o con soffiatura a bocca. L'uso di macchine semiautomatiche, centrifughe o presse deve rappresentare un supporto meramente tecnologico rispetto al più prevalente intervento dell'uomo svolto nell'ambito creativo, ideativo di design e del controllo della qualità. Gli oggetti di vetro così ottenuti vengono sottoposti ad un adeguato ciclo termico di raffreddamento (ricottura), in forni o muffole di ricottura opportunamente attrezzati con apparecchiatura di controllo della temperatura quali: termocoppie e registratori.

ARTICOLI PER ILLUMINAZIONE:
per essi vale quanto già riportato per i vetri di prima lavorazione. VETRI INCISI: tramite asporto di vetro dalla superficie dell'oggetto con utensili diamantati o la tradizionale ruota in pietra abrasiva o in metallo ricoperta da polveri abrasive a diversa granulometria per realizzare una decorazione ad intaglio, a rilievo, per arrotatura.

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VETRI DECORATI*: applicazione manuale sulla superficie del vetro di smalti bianchi e colorati, decorazioni in smalto (fiore, foglie, cordoli), oro, lustri, decalcomanie e successive cottura dell'oggetto per assicurare l'adesione del decoro alla superficie del vetro;
VETRI DECORATI PER ACIDATURA*: con soluzioni di acido fluoridrico e sali a base di fluoro che corrodono e satinano la superficie del vetro posta a diretto contatto con esse; VETRO DECORATI PER SABBIATURA*: con getto ad alta pressione di aria e sabbia o microsfere di materie ad elevata durezza che abrade la superficie del vetro da essa investita; VETRI MOLATI*: vetri sottoposti all'azione abrasiva di una mole diamantata o in pietra abrasiva o metallica ricoperta da polveri di carburo di silicio a granulometria variabile dispersa in acqua, per realizzare superfici piane o curve o sfaccettature a scopo decorativo. Le superfici molate possono poi essere lucidate sotto l'azione di un disco di sughero o di panno compresso, umidificati da una sospensione acquosa di ossido di cerio. Tutti i vetri sottoposti ai diversi tipi di decorazione ed a molatura devono essere prodotti nell'isola di Murano. - LAVORAZIONE MURRINE: viene innanzitutto prodotta la canna murrina o a millefiori, ottenuta con levate successive ed eventuali sagomature di vetri diversi, allo scopo di ottenere strati vitrei concentrici di vario tipo di vario colore formanti in sezione il motivo decorato voluto.La canna murrina viene quindi tagliata in brevi segmenti da 1-2 cm di lunghezza detti appunto murrine, questi sono appoggiati verticalmente su una piastra metallica rivestita di argilla in modo da comporre il disegno desiderato.La piastra viene poi riscaldata in forno affinché le murrine possano aderire l'una all'altra, ultimata tale operazione il manufatto di vetro così ottenuto viene modellato con ulteriori trattamenti termici e successivamente molato e lucidato.
SPECCHI: eseguiti impiegando come vetro di fondo il vetro piano industriale mentre le decorazioni (foglie, fiori, canne, vetri incisi etc.) utilizzate per la realizzazione della cornice, sono tutti oggetti prodotti a Murano. Il valore aggiunto delle decorazioni realizzate dovrà rappresentare almeno il 70% del valore commerciale complessivo dell'oggetto.
CONTERIE: perle di vetro colorate, di varie dimensioni ottenute con un procedimento che si articola nelle seguenti fasi: tirature del tubo di vetro e taglio di esso in segmenti; riempimento del foro dei segmenti con polvere di marmo e di carbone; arrotondamento a caldo dei segmenti all'interno dei "Vetro artistico di Murano" per ottenere le perle; estrazione della polvere di marmo e di carbone dal foro delle perle e loro lucidatura finale.
VETRI A LUME: oggetti realizzati con l'impiego di bacchetta di vetro prodotta a Murano di varie forme e colori, fusa per mezzo di uno o più bruciatori alimentati con gas. Tali oggetti devono ispirarsi alla tradizione muranese di standard qualitativo elevato o di particolare pregio innovativo vetri a lume. -PERLE: realizzate con la tecnica del vetro a lume utilizzando la bacchetta di vetro prodotta a Murano.
7. Le aziende che intendono fare uso del Marchio dovranno presentare specifica domanda alla Giunta
regionale, tramite il Consorzio gestore del Marchio secondo le modalità specificate con una apposita delibera della Giunta stessa.
8. La Regione del Veneto, su segnalazione del Comitato di Tutela o del Consorzio Gestore del marchio, può
effettuare i controlli necessari per accettare la veridicità e la completezza delle dichiarazioni fornite dagli interessati nella domanda di concessione d'uso del marchio.
9. La Regione è tenuta a comunicare il provvedimento, adeguatamente motivato, di accoglimento o di
diniego delle domande di concessione dell'uso del Marchio entro sessanta giorni dalla presentazione da parte del Consorzio gestore incaricato dell'istruttoria. Avverso il provvedimento di diniego è ammesso, ai sensi dell'articolo 9, comma 2 della L.R. 70/94, il ricorso in opposizione alla Giunta regionale nel termine di trenta giorni dalla ricezione del provvedimento.
10. La perdita anche di uno solo dei requisiti soggettivi ed oggettivi di cui ai precedenti articoli 4, 5 e 6
comporterà l'immediata estinzione del diritto all'uso del marchio.
11. La Regione del Veneto deve dare pubblicità della perdita del diritto d'uso del marchio nei modi e nei
termini stabiliti dalla legge.
12. Le aziende autorizzate all'uso del marchio devono accettare espressamente ogni clausola del presente
regolamento d'uso e del manuale "Vetro artistico di Murano"

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13. Le aziende autorizzate potranno usare il marchio secondo le norme stabilite dal presente regolamento e
con le forme e le modalità di cui al manuale "Vetro artistico di Murano", per esempio:
a. su carte da lettere e relative buste; su biglietti da visita;
b. su carta da imballaggi e nastro adesivo per le confezioni dei prodotti realizzate secondo le prescrizioni del presente regolamento;
c. su cataloghi e depliant, nella pubblicità televisiva, radiofonica, cinematografica;
d. in siti web;
e. su pubblicità redazionale e tabellare a mezzo stampa;
f. su targhe e insegne;
g. su prodotti finiti;
h. in fiere ed esposizioni sia in Italia che all'estero;
14. Le modalità d'uso del marchio devono essere prevalentemente approvate per ogni singolo utilizzatore e
i relativi contenuti fanno parte integrante di ogni singolo contratto di concessione d'uso. Gli imprenditori concessionari devono apporre il contrassegno del marchio su almeno il 60% dei propri prodotti realizzati con le modalità di cui al presente regolamento d'uso. Il mancato rispetto di tale obbligo potrà comportare l'irrogazione delle sanzioni di cui al punto 22.
15. Il marchio deve essere usato nella sua grafica originale riportata nel manuale "Vetro artistico di Murano"
con espresso divieto di modifiche o cambiamenti. I contrassegni per i prodotti finiti sono forniti esclusivamente dalla Regione Veneto o dal Consorzio gestore del marchio. E' vietato l'utilizzo di imballaggi e nastro adesivo contenenti il logo del marchio per oggetti non prodotti con le modalità di cui al presente regolamento d'uso.
16. Il marchio deve essere usato in modo tale da non essere confuso, assimilato o sovrapposto rispetto ad
altri marchi o alla denominazione sociale dell'impresa utilizzatrice. Il marchio deve sempre essere apposto sulla parte in vetro del prodotto;
17. Il marchio può essere concesso, e deve conseguentemente essere utilizzato, solo per quei prodotti
aziendali realizzati nel pieno rispetto delle norme contenute nel presente regolamento e nel manuale "Vetro artistico di Murano".
18. I concessionari devono evitare che i prodotti con il marchio vengano posti in vendita, da sé, dai propri
collaboratori e dipendenti, nonché dai rivenditori in modo promiscuo rispetto ad altri prodotti vetrari senza il marchio. Questi ultimi dovranno essere sempre visibilmente e chiaramente divisi dai precedenti e senza alcuna possibilità di confusione o inganno dei consumatori.
19. I contrassegni da riportare sui prodotti ai sensi del precedente art. 13 dovranno avere le caratteristiche,
le forme, le dimensioni e i colori riportati nel manuale "Vetro artistico di Murano". A ciascuna azienda sarà assegnato un codice di identificazione che apparirà su tutti i contrassegni ad essa destinati.
20. L'azienda che non ottemperi alle modalità d'uso del marchio previste nel presente regolamento e a
quelle riportate nel manuale "Vetro artistico di Murano" del Marchio sarà soggetta alle sanzioni di cui al successivo art. 22.
21. Il corretto uso del Marchio e il pieno rispetto del presente regolamento sono soggetti al controllo della
Regione del Veneto, su segnalazione del Consorzio gestore del Marchio, il quale potrà esperire, nel rispetto della legge, indagini e verifiche atte al conseguimento di tutte le informazioni utili a verificarne il corretto utilizzo.Gli incaricate della Regione e/o quelli del Consorzio gestore del marchio possono accedere in qualsiasi momento dell'orario di apertura e senza obbligo di preavviso, nelle sedi delle aziende utilizzatrici.
22. Il Consorzio gestore del marchio può presentare proposte di sanzioni per le violazioni della L.R. 70/94,
del presente regolamento d'uso e del manuale "Vetro artistico di Murano". La Regione del Veneto, qualora sia accertate le violazioni di cui sopra, provvede ad applicare le seguenti sanzioni: censura: nel caso di violazioni di lieve entità, che rivelino buona fede da parte dell'utilizzatore e che non comportino gravi danni all'immagine del marchio stesso; diffida: nel caso di violazioni più gravi, in cui non sia accertata la buona fede da parte dell'utilizzatore e creino un concreto pericolo all'immagine del marchio stesso; revoca: in caso di gravissime violazioni alla L.R. 70/94, al regolamento d'uso o al manuale "Vetro

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artistico di Murano", che rechino danno all'immagine del marchio stesso, nonché nel caso di reiterate minori violazioni che denotino il perdurare di comportamenti scorretti.
23. I provvedimenti di cui sopra dovranno essere comunicati all'azienda a mezzo di lettera raccomandata
a/r con le relative motivazioni.
24. Ciascuna azienda concessionaria del Marchio si impegna a segnalare senza ritardo alla Regione del
Veneto ed al Consorzio gestore del marchio, ogni fatto, circostanza o comportamento doloso o colposo di cui fossero a conoscenza, lesivi dell'immagine del Marchio stesso, o comunque contrari alle norme del regolamento d'uso.
25. La Giunta regionale può predisporre modifiche al presente regolamento in qualsiasi momento. Ciascuna
modifica ha efficacia al momento in cui di essa viene data comunicazione alle aziende utilizzatrici.
26. La concessione d'uso del Marchio alle imprese è di durata triennale, salvo rinnovo dello stesso da parte
della Giunte regionali.

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I negozi di Venezia e Murano autorizzati ad esporre il Marchio sono:
BARBALICH (V01)
San Marco
complementi d’arredo, vasi, bigiotteria
A GLIMPSE of VENICE (V02)
Dorsoduro
vasi, calici, sculture, specchi, lampadari, oggettistica
SA.MI. (V03)
Castello
oggettistica, vasi, sculture, illuminazione, bigiotteria, calici, bicchieri
MIBAART (V05)
San Polo
vasi, calici, bigiotteria, oggettistica
“66” (V06)
San Marco
oggettistica, vasi, sculture, illuminazione, bigiotteria
MURANO VITRUM (V07)
San Marco
sculture, illuminazione, oggettistica, bigiotteria
LA FENICE (V09)
Oggettistica, vasi, coppe, fermacarte
ARS CENEDESE MURANO(V11)
San Marco
oggettistica, vasi, sculture, illuminazione, bigiotteria,calici, bicchieri
ARS CENEDESE MURANO (V12)
San Marco
oggettistica, vasi, sculture, illuminazione, bigiotteria, calici, bicchieri
ZANETTI GALLERY (V13)
San Marco
Oggettistica, bigiotteria
RAGAZZI & C. (V15)
Riva Longa
oggettistica, bigiotteria
DOMUS VETRI D’ARTE (V16)
Murano
oggettistica, vasi, coppe, sculture, bigiotteria
MURANO VITRUM (V17)
San Marco
Sculture, illuminazione, oggettistica, bigiotteria
ESSE 2 (V18)
Riva Longa
oggettistica, bigiotteria
SIMONE GIOVANNI CENEDESE MURANO(V19)
Murano
Illuminazione, sculture, vasi
FORMIA – FORNACE MIAN (V20)
Murano
Oggettistica, vasi, sculture, calici, bicchieri, biogiotteria, lampadari
EMI ART GLASS (V21)
San Marco
Vasi, sculture, bigiotteria
SEGUSO GIANNI (V22)
Murano
illuminazione, oggettistica/lightings, objects

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Promovetro, puo essere considerato a pieno titolo uno dei principali custodi della produzione dell'originale vetro artistico di Murano. Con orgoglio il Consorzio, tramite il marchio, puo dichiarare che le aziende artigiane ed industriali consorziate producono vetro artistico in modo del tutto artigianale, pezzo per pezzo, con molto lavoro e contenuta tecnologia nel rispetto dell'autentica tradizione muranese.
L¡¦obiettivo del Consorzio e l¡¦impegno alla valorizzazione dell¡¦immagine del vetro artistico di Murano allo scopo di conservare, custodire e difendere l¡¦arte del vetro locale ed al contempo promuovere, valorizzare e curare una corretta commercializzazione nel mondo di questo importante patrimonio culturale.
Il Consorzio Promovetro di Murano nasce nel 1985, con il patrocinio della Confartigianato di Venezia, da un¡¦iniziativa di un gruppo di imprese artigiane impegnate nella produzione di vetro artistico. L¡¦obiettivo era istituire un marchio di originalita che ponesse la parola fine alle infinite speculazioni e frodi nel commercio che da decenni erano state perpetrate a danno di Murano da parte di operatori noncuranti degli esili equilibri su cui si fonda questa attivita secolare.
Il vetro quindi diventa un prodotto 'doc'6 con un marchio di origine che viene applicato, senza sovrapporsi al nome aziendale, a tutela del produttore e a garanzia di un venditore ed un acquirente piu informati.
Promovetro si occupa in particolare di tutte quelle attivita promozionali che favoriscono, oltre alla diffusione qualitativa dell'immagine del vetro di Murano, la penetrazione nei mercati esteri delle imprese del settore.
Dal 2002 Promovetro sta intraprendendo alcune azioni a tutela del turista-acquirente con la volonta di instaurare un rapporto basato sulla trasparenza. Si tratta di una vera e propria macchina informativa per la protezione del mestiere e della produzione locale delle vetrerie, caratterizzata da intense campagne pubblicitarie su tutto il territorio nazionale e servizi che vengono messi a disposizione del consumatore quali:
„h un call-center;
„h il sito web con 98.000 visitatori dal dicembre 2003 a oggi;
„h piu di 240.000 guide all'acquisto informato distribuite nei mesi estivi presso le biglietterie dei mezzi di trasporto pubblico;
„h 5.000 depliant distribuiti presso gli Uffici Turistici dell'Azienda di Promozione Turistica e altri 70.000 a disposizione al Porto passeggeri di Venezia, sulle navi da crociera;
„h piu di 100 manifesti informativi nei piu importanti approdi Actv.
Oltre a rappresentare un importante veicolo promozionale ed un punto di riferimento e di supporto indispensabile a livello commerciale, Promovetro e in grado di offrire alle proprie aziende tariffe agevolate sui servizi convenzionati che consentono di ridurre alcuni costi di gestione grazie alla stipula di accordi commerciali con importanti societa di servizi (come ad esempio nel campo della telefonia e dei trasporti).

6 Giusto a scopo informativo, essendo io cittadina aponense, ci tengo a sottolineare che finalmente, dopo decenni di assidue richieste, anche i fanghi di Abano e Montegrotto Terme hanno ottenuto il marchio ¡§doc¡¨ che ne riconosce le qualita terapeutiche e salutari e lo pone ai primi posti a livello europeo.

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